Cosa nostra e il pizzo dall’imprenditore antiracket Rallo: «Con questo Billeci non ci si può avvicinare»

Nel mirino della cosca marsalese era finito pure il presidente dell’associazione antiracket Liberjato, Francesco Billeci. L’imprenditore di Borgetto, dopo essersi aggiudicato nel 2014 l’appalto per i lavori di rifacimento della piazza Matteotti a Marsala, venne avvicinato da Michele Lombardo, uno degli uomini di Vincenzo D’Aguanno. Il messaggio era chiaro: soldi e assunzioni in cambio della tranquillità nel cantiere. Una richiesta andata a vuoto, con Billeci che non cedette alle minacce e denunciò tutto alla polizia. 

È quanto è emerso dalle intercettazioni. Proprio di Billeci parla Vito Rallo, lamentandosi della condotta dell’imprenditore nel corso di un summit con il reggente della famiglia mafiosa di San Giuseppe Jato Ignazio Bruno e il suo consigliere Vincenzo Simonetti. «Vincenzo, con questo non ci si può avvicinare – dice Rallo -. E si è messo a fare l’imprenditore e si è iscritto all’Antiracket. Per fortuna Billeci ha denunciato – ha sottolineato il comandante provinciale Stefano Russo – e la sua denuncia è stata riscontrata». 

Il contributo di Billeci è stato fondamentale nell’ambito delle indagini che hanno condotto agli arresti di questa mattina. «Ci sembrava che si fossero perse le tracce di quella denuncia, ma adesso capiamo che c’era un’indagine più importante che ha richiesto ai carabinieri tempi lunghi per definirsi», scrive il presidente di Liberjato. «Ci auguriamo che il numero degli imprenditori disposti a denunciare aumenti anche in provincia – dice invece Nicola Clemenza di LiberoFuturo Castelvetrano – perché noi siamo pronti a consigliarli ed assisterli. Non bastano le operazioni pur efficaci delle Forze dell’Ordine per sradicare il cancro mafioso. Ci vuole – conclude – anche una rivolta sociale collettiva».


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