Troppi daini e cinghiali sulle Madonie, chiesto lo stato di emergenza: «Serve l’esercito»

«L’unica soluzione contro la proliferazione incontrollata di daini e suidi nelle Madonie è la proclamazione dello stato di emergenza». Ne è convinto Vincenzo Lapunzina, presidente di Tutela Madonie. L’associazione di promozione sociale che ieri si è vista accogliere dal Consiglio del Parco delle Madonie – con un’approvazione all’unanimità – la proposta per «l’adozione di iniziative straordinarie» per un fenomeno che negli anni si è tramutato in problemi su più fronti. «Danni alle produzioni agricole e agli ecosistemi – elenca Lapunzina a MeridioNews -, compromissione di specie floristiche di particolare interesse. Ma anche rischi sanitari, presenza sempre più frequente degli animali in prossimità dei centri abitati e conseguenti problemi per la sicurezza delle persone e della circolazione stradale».

La richiesta per lo stato di emergenza nelle Madonie

Una questione di cui tra i monti del Palermitano si discute da anni, ma che è ancora rimasta senza una soluzione. Adesso, un primo passo sembra essere stato compiuto – con il recepimento da parte dell’organismo dell’ente del Parco – verso la richiesta al presidente della Regione Siciliana per il riconoscimento dello stato di emergenza nelle Madonie legato al proliferare incontrollato di questi animali. «Una misura – spiega il presidente dell’Aps – che prevede lo stanziamento di risorse straordinarie, necessarie per il controllo della fauna, l’aggiornamento dei piani di gestione e il potenziamento delle strutture e delle attività operative».

Una questione a più dimensioni

Un primo risultato a cui si è arrivati dopo una riunione aperta. Alla quale hanno partecipato amministratori locali, corpo forestale, dipartimento regionale dello Sviluppo rurale e territoriale, Asp di Palermo, Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia e rappresentanti degli organismi tecnici competenti. «È necessario – chiarisce Lapunzina – non solo aggiornare piani di gestione risalenti a circa dieci anni fa. Ma pure incrementare e coordinare le attività di controllo, organizzare la filiera successiva agli abbattimenti. E assicurare procedure uniformi per eviscerazione, controlli sanitari, trasporto, conferimento e macellazione». Una questione che ha più dimensioni: ambientale, agricola, sanitaria e di pubblica sicurezza. Di fronte alle quali, negli anni, sono arrivate proteste e denunce da parte di agricoltori, allevatori e cittadini. «È la dimostrazione – fa notare – che anche dal territorio e dalla società civile possono arrivare proposte concrete capaci di trasformarsi in atti istituzionali».

Il «piano di abbattimento» con l’esercito

L’ultimo episodio critico è di qualche giorno fa, quando un allevatore ha trovato un vitellino appena nato sbranato da un cinghiale. «I danni alla biodiversità, alla flora, alla fauna, all’agricoltura e agli allevamenti – denuncia Lapunzina – non si contano più. Ci sono animali, come una farfalla, che non esistono più e anche alcuni tipi di funghi sono completamente scomparsi. E crescono i rischi per le persone, anche legati alla circolazione stradale». Daini e suidi non sono animali indigeni e autoctoni del territorio. «All’epoca – spiega – sono scappati da alcuni recinti e, nel corso degli anni si sono moltiplicati in modo esponenziale». Stando ai dati forniti dall’associazione di promozione sociale, si tratta di una crescita del 40 per cento ogni anni per i suidi (si passa, quindi, da 1000 a 4000 o da 10mila a 14mila) e del 30 per cento i daini. «Non possiamo e non dobbiamo aspettare che ci scappi il morto». Per il presidente di Tutela Madonie, lo stato di emergenza nei fatti dovrebbe tradursi anche con «un intervento massivo delle forze dell’ordine e dell’esercito che avrebbero la possibilità di entrare nell’area del Parco (dove i cacciatori non possono agire) per mettere in pratica un piano di abbattimento».


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