Caso Spanò, la procura chiede 13 anni di carcere Periti: «Grande senso di potere e dominio su altri»

Tredici anni di reclusione. È questa la richiesta della pm Silvia Facciotti nei confronti dell’infermiere marsalese Vincenzo Maurizio Spanò, accusato di violenza sessuale aggravata. In aula la magistrata – nel corso della sua lunga requisitoria – ha ricostruito l’intera vicenda. Gli abusi sessuali avvenivano nello studio privato del famoso gastroenterologo Giuseppe Milazzo. Le immagini delle violenze subite dalle vittime, sotto sedazione e inconsapevoli, sono state immortalate dalle telecamere poste all’interno dell’ambulatorio dai carabinieri. Cinque i casi registrati dai militari. 

A dare l’input alle indagini è stata la denuncia di una donna che si era svegliata prima del previsto. Per il medico psichiatra Gaetano Gurgone e la psicoterapeuta Francesca Lombardi, i due periti nominati dal giudice Riccardo Alcamo, «Maurizio Spanò era assolutamente in grado di intendere e volere». Gli specialisti hanno inoltre affermato che l’infermiere «ricorda di aver provato un grande senso di potere e dominio sugli altri da quando, circa nove mesi prima dei fatti, è stato spostato il monitor dalla sala dove venivano effettuati gli esami endoscopici». 

«Egli – continuano Gurgone e Lombardi – si è trovato da solo con il paziente in stato di incoscienza per una terapia sedativa che garantisce l’amnesia assoluta delle manovre subite durante l’esame, senza alcun parente dietro il tendone». Le vittime, assistite dagli avvocati Vincenzo Forti, Francesca Lombardo, Ignazio Bilardello e Calogera Falco, si sono costituite parti civili e hanno chiesto il sequestro conservativo dei beni immobili di Spanò e del suo tfr in caso di licenziamento da parte dell’Asp

Per quanto riguarda Giuseppe Milazzo, proprietario dello studio medico utilizzato più volte da Spanò anche per incontri privati fuori dall’orario di servizio, la procura ha chiesto nei giorni scorsi l’archiviazione. Richiesta alla quale si sono fermamente opposte le vittime, che accusano Milazzo di non aver vigilato sull’operato del suo collaboratore, presentandolo come anestesista.


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