Scuola, dal Sud parte il ricorso contro il concorso Candidati contro gli esiti dell’esame in Lombardia

Settecento cattedre vacanti da una parte e il 70 per cento di bocciati al concorso dall’altra. Sono i numeri che hanno rovinato l’estate di centinaia di insegnanti che, in Lombardia, hanno provato a superare il concorso per entrare di ruolo per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole medie e superiori. Molti dei prof respinti vengono dalle regioni meridionali. Ed è proprio dal Sud – Sicilia, Calabria e Puglia – che è partito il ricorso contro i catastrofici risultati dell’esame. «Solo nell’aula dove ero io, eravamo otto siciliani su una cinquantina di partecipanti e nessuno ha passato l’esame – racconta Giovanna Caggegi, catanese e tra i bocciati -. Le tracce erano veramente improponibili, il software di scrittura utilizzato talmente vecchio che non permetteva neanche di fare copia incolla, né era previsto il salvataggio automatico, così nella fretta molti non sono riusciti a salvare le ultime risposte».

La prova scritta, della durata di 150 minuti, si è svolta il 2 maggio, in diverse scuola della Lombardia. Ai partecipanti si chiedeva di creare sei lezioni o unità didattiche partendo dalle tracce date, che andavano da Petrarca alla Costituzione, e di modularle in maniera diversa in base alla consegna, se cioè erano destinate ad alunni di scuola media o superiore. In più i candidati dovevano rispondere a due domande a risposta chiusa in lingua inglese. «I concorrenti erano 1.900, i posti messi a bando 1.250, gli ammessi agli orari sono stati 550 – fa i conti Caggegi – e anche agli orali si continua a bocciare». Una prova giudicata «impossibile». «Puntano a denigrarci addebitando le tante bocciature alla nostra scarsa preparazione, ma sfidiamo chiunque a sostenere quella prova. La gran parte di noi ha due lauree, alcuni sono anche ricercatori. Il forte dubbio – avanza Caggegi – è che quei posti messi a bando non siano reali, ma solo annunciati. Questo spiegherebbe il motivo di percentuali di bocciature altissime in tutta Italia».

Un’ipotesi al momento non suffragata da prove o dati. Ma è su altri fattori che si basa il ricorso portato avanti da oltre cento candidati, inlarga parte meridionali. «Per prima cosa – spiega l’avvocato Rosario Piccioni, che proprio ieri ha depositato il ricorso – è stato violato l’anonimato, perché ci risulta che in alcune aule i commissari hanno fatto firmare sull’esterno le buste che contenevano i codici identificativi di ciascun candidato. In più le griglie per la valutazione che stabilivano che punteggi assegnare per i vari aspetti della prova, sono state stabilite solo dopo lo svolgimento dell’esame». L’avvocato denuncia anche «vizi nella formazione delle commissioni che dovevano giudicare».

Caggegi aggiunge altri due elementi: «Dopo aver pubblicato in Gazzetta ufficiale le sedi del concorso, – racconta – queste ultime sono state cambiate a 24 ore di distanza. Io, ad esempio, prima ero stata destinata a un paesino, dopo due giorni mi è arrivata la comunicazione di essere stata spostata a Milano. Dicono che è stato un errore tecnico, ma molti avevano già prenotato biglietti e posti letto e hanno dovuto cambiare tutto». 

Ancora critiche dai partecipanti sono indirizzare alla situazione dei commissari. «Pagati 60 centesimi a compito – sottolinea la giovane insegnante – prima hanno chiamato docenti di ruolo con anni di esperienza che non hanno voluto partecipare, poi i requisiti si sono via via abbassati. Purtroppo – conclude – tra chi ha accettato rischia di esserci qualcuno che ha altri interessi». Il legale ha chiesto un provvedimento cautelare urgente. Se venisse accolto dal tribunale, le procedure di selezione potrebbero essere interrotte immediatamente. 


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