Pesca, fermo biologico tra settembre e ottobre Cracolici: «È necessario per ripopolare il mare»

Un mese di fermo biologico unico per ripopolare i mari siciliani. La nuova sperimentazione voluta dall’assessore regionale all’Agricoltura e alla Pesca, Antonello Cracolici, partirà il prossimo 15 settembre e durerà fino al 14 ottobre, con l’obiettivo di favorire la riproduzione delle biodiversità che vivono nel Mediterraneo. «Per incrementare il ripopolamento ittico durante la stagione riproduttiva – ha spiegato l’assessore Cracolici – per la prima volta in Sicilia si sperimenterà un fermo biologico unico che coinvolgerà tutte le imbarcazioni dell’Isola nello stesso periodo». 

Un provvedimento che nel passato ha sempre interessato le diverse marinerie in periodi differenti da Castellammare del Golfo alle Isole Egadi, da Cefalù a Ustica, da Lampedusa a Porto Empedocle, passando per Gela, Pozzallo, Scoglitti, fino a Portopalo, Acitrezza, Milazzo. «Per un mese intero – spiega Dario Cartabellotta, dirigente generale del dipartimento alla Pesca – i circa tremila pescherecci che operano nell’ambito della pesca professionale si fermeranno. Si tratta di un provvedimento – prosegue – che ha ricevuto il consenso dell’intero consiglio regionale della pesca, all’interno del quale sono rappresentate anche le associazioni di categoria».

Il decreto sul fermo biologico prevede un blocco della pesca in Sicilia nelle acque all’interno delle 12 miglia, per tutta la marineria siciliana, esclusi i pescatori del gambero rosso e del gambero rosa. «La deroga alle barche per la pesca del gambero rosso e rosa – ha precisato Cracolici – consentirà di fermare queste imbarcazioni dal 10 agosto al 10 settembre, al fine di consentire il rientro di queste marinerie, che normalmente stanno in acque internazionali per oltre due mesi». Lo stop, tuttavia, riguarda i pescherecci che utilizzano le reti a strascico. Ciò, dunque, comporta che sarà impossibile pescare i pesci di medio-piccola dimensione, mentre non toccherà la pesca di specie più grandi come il tonno o il pescespada.

«Quello individuato questa volta – ha sottolineato ancora Cartabellotta – è il periodo ottimale per il fermo biologico, per consentire la salvaguardia delle biodiversità del Mediterraneo. Equivale ai periodi di riposo per favorire la fertilità della terra in campo agricolo».

Insomma, i pesci siciliani, almeno per un mese, potranno nuotare sereni, senza alcun rischio. Certo, il rovescio della medaglia è che scarseggerà il pesce fresco sulle tavole dei siciliani. Un prezzo accettabile da pagare, secondo Cartabellotta, che ammette: «Si tratta di un settore già in crisi, se non diamo ai pesci il tempo di riprodursi, non migliorerà di certo la pescosità dei nostri mari».

Naturalmente non mancheranno le sanzioni ai trasgressori del divieto «ma considerato che la decisione è stata presa di concerto con le associazioni di categoria della pesca professionale – prevede il dirigente generale – il problema non dovrebbe porsi coi pescherecci autorizzati». Maggiore attenzione, invece, per chi va in mare in proprio, per poi rivendere il pescato. «Bisognerà tenere d’occhio le piccole imbarcazioni, spesso abusive, che potrebbero tentare di eludere un fermo», conclude.


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