Studente vs Boschi, la versione del rettore Pignataro «L’università è pluralistica, nessuna ottusa censura»

È il momento della replica del rettore. Giacomo Pignataro, vertice dell’ateneo di Catania, si è trovato su tutti i giornali dopo che il video dell’intervento dello studente Alessio Grancagnolo contro la ministra Maria Elena Boschinel capoluogo etneo per lanciare la volata al referendum, è diventato virale online. Diventando rapidamente argomento di conversazione sui principali quotidiani nazionali. Così Pignataro, che – dopo otto minuti – ha interrotto il discorso del giovane e ha dato la parola a Boschi, è stato da più parti accusato di essere un censore. «Il breve spezzone falsifica il contesto», risponde oggi lui tramite una nota ufficiale. Annunciando che il contraddittorio previsto dall’ateneo stava nell’idea di ospitare «un noto costituzionalista schierato sul fronte del No» al referendum costituzionale sul quale gli italiani dovranno esprimersi in autunno. «Avremo conferma della sua presenza tra pochi giorni», sostiene Pignataro.

«Permettetemi di protestare per l’interpretazione strumentale che alcuni hanno dato alle mie parole – prosegue il Magnifico – Ovviamente non mi riferivo a un divieto di dibattere». Perché il suddetto dibattito «non solo era in corso, ma si stava svolgendo in forme diverse dal contraddittorio tra due soli protagonisti, tipico dei talk show». Secondo il numero uno di Unict, «ciascuno aveva a disposizione tre-quattro minuti». E gli altri studenti sarebbero rimasti nei tempi, cosa che invece non avrebbe fatto il giovane Grancagnolo, aspirante giurista poco più che ventenne. Neanche i suoi colleghi avrebbero «risparmiato critiche alla proposta di riforma costituzionale. Dunque non è affatto mancato un vivace confronto».

La nota diffusa alla stampa, firmata personalmente dal rettore, continua: «Premettendo che Grancagnolo ha potuto parlare, e parlare talmente a lungo da impedire ad altri di prendere la parola – si legge – tengo a sottolineare che il video ripreso da numerosi organi d’informazione, riportando nella maggior parte dei casi solo un minuto del suo intervento, suggerisce l’idea di un’ottusa censura». «Il tono forse è stato brusco – ammette Giacomo Pignataro – ma il contesto lo giustificava. Spero che lo stesso Alessio vorrà riconoscerlo, sottraendosi al circo di chi vorrebbe trasformarlo in un eroe solitario».


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