Assenteismo, la difesa dei dipendenti di Acireale Chi «di guardia al torrente» e chi lavorava «fuori»

Stamattina sono stati interrogati dal giudice per le indagini preliminari di Catania, Giovanni Cariolo. Sono i 15 dei 62 dipendenti del Comune di Acireale indagati per truffa e falso nell’ambito di un’inchiesta sull’assenteismo negli uffici del capoluogo acese. I primi a essere sentiti sono stati i tre dipendenti che sono finiti agli arresti domiciliari perché, secondo gli investigatori, avrebbero tenuto le condotte più gravi. Si tratta di Venera Lizio (45 anni, messo notificatore), Orazio Mammino (49 anni, funzionario dell’ufficio Tributi) e Mario Primavera (49 anni, ex vigile urbano poi passato ai Lavori pubblici). 

I 15 finiti al centro dell’indagine della magistratura – non a caso denominata Ghostbuster – sono stati sospesi dall’amministrazione guidata da Roberto Barbagallo. «Abbiamo solo applicato quanto prevede la legge», aveva detto il primo cittadino a MeridioNews, il giorno della decisione. Annunciando la possibilità, in futuro, di procedere col licenziamento dei lavoratori comunali della sede di San Cosmo. Stamattina, però, è arrivato il momento della loro difesa.

«Ero impegnata nel mio lavoro fuori dall’ufficio», avrebbe detto Venera Lizio al giudice durante il suo interrogatorio di garanzia. «Entravo da un ingresso laterale perché davanti a quello principale c’era la fila i persone che aspettavano fuori e mi assalivano, non lasciandomi passare», sarebbe stata la linea di Orazio Mammino. «Ero di guardia a un torrente che poteva esondare», avrebbe detto invece Mario Primavera. 

Secondo l’accusa circa un quarto dei 240 dipendenti degli uffici di San Cosmo, nonostante fossero assenti, risultavano in sede grazie alla complicità di alcuni colleghi che passavano per loro il badge personale. Altri 47 avvisi di garanzia sono stati notificati dal commissariato di polizia di Acireale agli indagati in stato di libertà. Le indagini sono condotte dalla procura di Catania. Dai sostituti procuratori Pasquale Pacifico e Marco Bisogni, coordinati dal procuratore capo Michelangelo Patanè.


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