Cantiere navale, da Fim e Uilm sì a cassa integrazione  Fiom: «Ingiustificata, poteva essere evitata»

La spaccatura è ufficiale. La Fiom conferma il suo no alla cassa integrazione, smonta i risultati del referendum di Fim e Uilm e annuncia la nuova mobilitazione. Nel giorno del sì alla cig ordinaria per tre mesi a partire da lunedì prossimo per i lavoratori del Cantiere navale di Palermo, il sindacato guidato a Palermo da Angela Biondi non indietreggia di un passo. E respinge al mittente le accuse. Dell’azienda, che nei giorni scorsi aveva attaccato il sindacato «sempre meno credibile e sempre più autoreferenziale» e che «evidentemente non considera il lavoro una priorità». E della Fim, che per bocca del segretario nazionale, Michele Zanocco, spiega che «ormai ai lavoratori metalmeccanici sono chiare le incoerenze della Fiom che sciopera contro il lavoro e i lavoratori».

«La posizione della Fiom – dice a MeridioNews Angela Biondi – è quella della tutela vera dei diritti dei lavoratori, davanti alla quale non arretriamo. Ogni altra accusa è strumentale perché la nostra contrarietà alla cig non è preconcetta ma basata su dati oggettivi». Al centro dello scontro, ormai aperto, la firma oggi nella sede di Confindustria Palermo dell’accordo che dà il via alla cassa integrazione ordinaria per 148 tute blu dello stabilimento di via dei Cantieri. Una misura che «l’azienda aveva comunque già avviato unilateralmente inviando ieri le lettere ai lavoratori» spiegano il segretario Fim Palermo Trapani Ludovico Guercio e Nino Clemente Rsu Fim. Per loro la trattativa condotta oggi in via XX settembre, al contrario, ha portato a risultati importanti: la riduzione del numero di lavoratori interessati da 160 a 148 e della punta massima da 105 a 95, la rotazione e le trasferte in altri stabilimenti per ridurre il peso sui dipendenti. 

Ragioni che non convincono la Fiom, che già nelle scorse settimane aveva annunciato le barricate. Così dopo le assemblee svolte con i lavoratori, durante le quali si è registrato «il totale dissenso verso la riproposizione della cig» da parte di Fincantieri, ieri e oggi il sindacato ha indetto due giornate di sciopero alle quali ha aderito il 75 percento dei lavoratori. «Per noi non ci sono le condizioni per applicare la cassa integrazione, che resta ingiusta, ingiustificata e arbitraria» spiega Biondi. Perché appena lo scorso luglio l’amministratore delegato di Fincantieri ha parlato di un portafoglio ordini e di un carico di lavoro rispettivamente con valori pari a 23 miliardi e 19 miliardi di euro. «Fincantieri da sei mesi a questa parte – dice ancora la leader della Fiom Palermo – dichiara di avere commesse fino al 2020-2025. Con una produzione ai massimi storici è inconcepibile che si possa pensare alla cassa integrazione».

Sul tappeto la realizzazione del bacino di carenaggio da 80mila tonnellate, un’infrastruttura strategica per dare un futuro allo stabilimento. Almeno nelle intenzioni di Fincantieri, che proprio a quest’opera subordina la possibilità dell’assegnazione di nuove commesse. «Non c’è dubbio che il tema delle infrastrutture resta centrale per il rilancio dello stabilimento – spiega Biondi – Con il bacino da 80mila tonnellate e con quello da 150mila Palermo diventerebbe il cantiere di punta dell’azienda anche grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo». Ma nelle condizioni attuali, è la tesi del sindacato, Palermo è in grado di ricevere le stesse commesse degli altri cantieri. Una conferma per Biondi arriverebbe anche dalla decisione sulle trasferte. «Vogliono mandare i lavoratori palermitani all’Arsenale di Trieste, rimesso in funzione nel 2008, per fare riparazioni di navi che potrebbero essere destinate a Palermo».

«La cassa integrazione è stata imposta – dice senza mezzi termini Francesco Foti, Rsu Fiom Fincantieri -. L’azienda, in tutti gli incontri che abbiamo avuto, non ha mai spiegato perché non può portare carichi di lavoro a Palermo». E oggi, accusano i metalmeccanici della Cgil, «ci è stato impedito di mettere a verbale le ragioni del nostro dissenso». «Nei prossimi giorni – annuncia Biondi – invieremo una nota formale a Fincantieri, Confindustria e all’Inps, per rimarcare il fatto che le rivendicazioni della Fiom non siano state verbalizzate». Sullo sfondo la spaccatura del fronte sindacale. E le accuse della Fim, immediatamente rispedite al mittente. «Strumentali – taglia corto Biondo -. Su questa vicenda rispetto a Fim e Uil abbiamo assunto posizioni diametralmente opposte e non è stato possibile trovare una convergenza, perché per noi la cig poteva essere evitata». 

Una scelta ancora più grave, secondo Biondi e Foti, «se si considera, da un lato, che i lavoratori sono stati già penalizzati dal taglio all’integrativo e dall’altro che molte aziende dell’indotto, avendo esaurito la possibilità di accedere a ulteriori ammortizzatori sociali, saranno costrette a operare con il licenziamento, con la distruzione di centinaia di posti di lavoro e il disastro sociale per i lavoratori e le loro famiglie». E il referendum di Fim e Uilm? «Debole nel percorso e nel risultato». Perché sono stati chiamati a votare anche «gli oltre 150 lavoratori che non saranno coinvolti dalla cassa nemmeno per un minuto» e perché i sì avrebbero dovuto essere almeno il 50 per cento più uno delle tute blu interessate dal provvedimento. «Oltre 150 lavoratori ascoltati durante le assemblee hanno ribadito la loro contrarietà alla Cig e non hanno votato ritenendo strumentale il referendum. Da lunedì siamo pronti alla mobilitazione e non escludiamo nessuna forma di lotta». Perché da scongiurare c’è la smobilitazione di Fincantieri da Palermo.


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