Le coste della Sicilia piacciono alle tartarughe marine per stabilire i loro nidi, ma meno per crescere i piccoli. Tra le spiagge preferite dalle Caretta caretta ci sono soprattutto le province di Siracusa e Trapani. A seguire, Ragusa e Agrigento. Meno le aree metropolitane di Messina, Catania, Palermo. «Un importante segnale positivo per la loro conservazione nel Mediterraneo – spiega Luigi […]
Wwf Sicilia Nord Orientale
Più nidi di tartarughe marine in Sicilia, ma l’arrivo in mare dei piccoli è a rischio
Le coste della Sicilia piacciono alle tartarughe marine per stabilire i loro nidi, ma meno per crescere i piccoli. Tra le spiagge preferite dalle Caretta caretta ci sono soprattutto le province di Siracusa e Trapani. A seguire, Ragusa e Agrigento. Meno le aree metropolitane di Messina, Catania, Palermo. «Un importante segnale positivo per la loro conservazione nel Mediterraneo – spiega Luigi Agresti, responsabile dei progetti di tutela delle tartarughe marine per il Wwf -. Ogni nido protetto e ogni piccolo che raggiunge il mare testimoniano l’efficacia del lavoro svolto tra comunità locali, volontari e istituzioni».
I rischi verso il mare per i nuovi nati
Durante l’estate, in tutto il centro-sud Italia, i volontari del Wwf hanno censito 179 deposizioni, con 96 schiuse e oltre 7mila nuovi nati di tartaruga marina. Eppure «il percorso che conduce i piccoli di tartaruga dal nido al mare resta costellato di rischi – continua Agresti -. Tra le principali minacce c’è l’illuminazione artificiale notturna lungo i litorali». Che altera la percezione dei piccoli, basata sulla luce riflessa dal mare. Finendo per disorientarli e portarli lontano dalla battigia. «Ruducendo drasticamente le possibilità di sopravvivenza», sottolineano dal Wwf. Altro ostacolo, ancora prima, per nidi e uova è la pulizia meccanica delle spiagge e l’intensa presenza turistica. Oltre al cambiamento climatico.
Le richieste di tutela alle amministrazioni
Da qui nascono alcune richieste che il Wwf inoltra alle istituzioni locali e ai gestori balneari. Dal limitare le luci sulle spiagge nelle aree di nidificazione – o sostituirle con luci calde, color ambra o rosse, come provato in altri Paesi – a pulire il litorale manualmente, prestando attenzione. «Anche piccoli accorgimenti possono fare la differenza – conclude Agresti -. E garantire a migliaia di neonati la possibilità di raggiungere il mare».