Foto di Maestro Brigantony su Facebook

«Una piazza a Catania per Brigantony»: l’appello della figlia per la memoria del cantante popolare

«Mio padre è stato un pilastro della cultura popolare siciliana. La sua memoria oggi richiede atti ufficiali, dignità e massima trasparenza». Con queste parole Giusy Caponnetto, figlia di Brigantony, a nome di tutta la famiglia e in «qualità di referente ufficiale», ha presentato una istanza ufficiale al Comune di Catania. All’anagrafe Antonino Caponnetto, l’artista etneo è morto il 22 luglio del 2022. A distanza di quattro anni, la figlia ha indirizzato diverse richieste all’ente comunale etneo. In particolare al sindaco Enrico Trantino (che detiene anche la delega dell’assessorato alla Cultura), al capo di gabinetto e alla commissione Toponomastica. Innanzitutto, ha chiesto di intitolare a Brigantony una piazza a Cibali. «Il quartiere simbolo dove la nostra famiglia affonda le sue radici storiche sin dal 1860 con il mio trisavolo Pasquale Caponnetto».

Brigantony, un «baluardo della catanesità» da onorare

Uno strumento per perpetuare il ricordo di uno dei simboli della catanesità. Ma non l’unico. La figlia, infatti, ha rivolto un appello anche alle tv e ai fan per raccogliere materiale e ricordi d’epoca. Immagini, testimonianze e racconti per «arricchire l’archivio storico su Brigantony con il patrocino del Comune di Catania», sottolinea Capponnetto. Un «baluardo della catanesità» che non può rischiare di essere dimenticato, ma dovrebbe anzi continuare a essere conosciuto e valorizzato dalle generazioni future. Per questo la figlia chiede anche di stringere una collaborazione con l’Università di Catania. «Per analizzare la sua opera linguistica e satirica, al pari di Micio Tempio». Il parallelo della familiare è con un grande poeta siciliano vissuto tra la metà del 1700 e il primo ventennio del 1800.

«Nessun erede artistico»

I social sono ancora pieni dei suoi brani, con i fan che non lesinano di certo dediche al cantante popolare catanese. «Sentire la sua musica ancora viva tra i giovani mi riempie l’anima di gioia», dice la figlia a nome di tutti i familiari. Che chiedono, però, al Comune di Catania «lo stop a patrocini o eventi nel suo nome, senza il preventivo consenso scritto rilasciato da me, in qualità di referente ufficiale e a nome della famiglia». E a questo proposito, Giusy Caponnetto ci tiene anche a fare una precisazione sulla memoria del cantante popolare catanese. «Non c’è nessun erede artistico di mio padre. Non ha mai nominato nemmeno un portavoce. La sua generosità nel collaborare con altri in vita – sottolinea – non è mai stata un passaggio di testimone. Chi sale su un palco a interpretare i suoi brani, esegue legittimi omaggi o cover, ma non rappresenta la figura di mio padre».

«La sua memoria è un patrimonio d’affetto»

«Questo percorso con le istituzioni lo sto portando avanti in totale autonomia come referente familiare – precisa Caponnetto -. Quei nove dolorosi mesi d’attesa prima della sepoltura ci hanno insegnato che la tutela del suo nome spetta unicamente a noi. Sorretti dall’affetto sincero del suo pubblico». Dopo la morte, la salma di Brigantony era rimasta per nove mesi nella camera mortuaria del cimitero di Catania. «È inaccettabile che nessuno si sia interessato affinché venisse garantita una degna sepoltura a un uomo che ha fatto tanto per Catania e a cui Catania deve tanto». Era stata questa la denuncia fatta dai familiari, con l’ipotesi che anche per Brigantony ci fosse stato un posto lungo il noto viale degli uomini Illustri. «Siamo felici – dice oggi Giusy Caponnetto – che papà riposi in pace tra la gente comune, di cui si è sempre sentito parte. La sua memoria è un patrimonio d’affetto che non deve mai essere strumentalizzato o utilizzato per scopi di promozione personale. Finché ci sarò io – assicura la figlia – la storia di Brigantony sarà tutelata con l’orgoglio, la verità e il rispetto che merita».


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