Sole, mare pulito, paesaggi mozzafiato. Le Isole Eolie sono tra le mete più amate del Mediterraneo, ma custodiscono anche un immenso patrimonio storico, artistico e culturale che spesso resta in secondo piano rispetto alle bellezze naturalistiche. Una storia che affonda le radici nel Neolitico e attraversa millenni di civiltà, commerci e dominazioni. «L’uomo arriva nelle […]
Dall’ossidiana ai Greci, fino al confino fascista: il volto delle Eolie che pochi conoscono
Sole, mare pulito, paesaggi mozzafiato. Le Isole Eolie sono tra le mete più amate del Mediterraneo, ma custodiscono anche un immenso patrimonio storico, artistico e culturale che spesso resta in secondo piano rispetto alle bellezze naturalistiche. Una storia che affonda le radici nel Neolitico e attraversa millenni di civiltà, commerci e dominazioni. «L’uomo arriva nelle isole probabilmente per curiosità – racconta a MeridioNews lo storico Pino La Greca -. A bordo di piroghe, zattere e piccole imbarcazioni, e scopre uno strano minerale: l’ossidiana. Da quel momento comprende il valore assoluto di questo bene e iniziano ad arrivare sempre più persone per estrarla, lavorarla e commerciarla».
L’ossidiana, la ricchezza delle prime Eolie
Molto più di una semplice pietra vulcanica. Grazie alla sua capacità di produrre lame estremamente affilate, l’ossidiana diventa una delle principali risorse del Mediterraneo preistorico. «Probabilmente esistevano mercati periodici nei quali avvenivano gli scambi – spiega La Greca – e Lipari era uno dei principali centri di produzione». Il primo nucleo abitato sorge sulla Rocca di Lipari, il grande sperone di roccia alto circa 70 metri che ancora oggi domina il porto. «Era un luogo naturalmente fortificato, con un solo accesso che garantiva condizioni di sicurezza assolute – racconta lo storico -. Nei periodi di tranquillità, invece, l’abitato si espandeva anche nella piana sottostante. Lo dimostra il ritrovamento di una capanna neolitica nei pressi del Palazzo Vescovile».
Dalla città greca ai padiglioni del confino
La Rocca conserva una stratificazione archeologica unica, che attraversa migliaia di anni di storia. Tra le pagine più importanti della storia eoliana c’è il 580 a.C., con l’arrivo dei Greci di Cnido e Rodi. «Una vera rifondazione della città – sottolinea La Greca -. Con una civiltà che durò oltre tre secoli e mezzo e che ha lasciato testimonianze straordinarie. Dalle celebri maschere teatrali alle raffinate ceramiche policrome che hanno reso Lipari uno dei centri culturali più importanti del Mediterraneo». La Rocca racconta anche una storia molto più recente. A partire dall’Ottocento, quando la città alta si spopola e gli edifici vengono utilizzati come luogo di detenzione e confino.
«Prima i Borbone e poi il Regno d’Italia trasferiscono i cosiddetti coatti, persone considerate pericolose per l’ordine pubblico. Il fascismo riprende questo sistema e lo utilizza contro migliaia di antifascisti». Tra loro anche Ferruccio Parri, futuro presidente del Consiglio dopo la Liberazione. «Per ospitare confinati e militari il regime costruisce due grandi padiglioni all’interno del castello. Oggi, fortunatamente, quelle strutture sono spazi museali e permettono di raccontare tutta la storia delle Eolie». Il museo di Lipari e la Rocca del Castello sono, infatti, tra le mete promosse da Brand Eolie, marchio nato per supportare la nascita di un turismo sostenibile e destagionalizzato anche nell’arcipelago eoliano.
Dalla pomice al turismo internazionale
Se fino ai primi del Novecento l’economia dell’arcipelago era prevalentemente agricola, il secondo dopoguerra segna una svolta grazie all’estrazione della pomice di Lipari, utile a ricostruire gran parte dell’Europa bombardata. «Era presente persino nelle Torri Gemelle di New York e nell’Empire State Building», ricorda La Greca. Contemporaneamente inizia anche il boom turistico, favorito dal cinema. I film Stromboli di Roberto Rossellini con Ingrid Bergman, Vulcano con Anna Magnani e, negli anni Sessanta, L’avventura di Michelangelo Antonioni con Monica Vitti portano l’arcipelago sotto i riflettori internazionali. «All’epoca i visitatori cercavano isole ancora selvagge, incontaminate e difficili da raggiungere – precisa ancora lo storico -. Oggi il turismo è cambiato e dobbiamo cambiare anche noi».
La sfida del futuro
Per lo storico, il futuro dell’arcipelago passa proprio dalla valorizzazione della sua identità culturale, da vivere tutto l’anno. «Non possiamo più puntare solo sul turismo balneare, in una stagione concentrata in pochi mesi – osserva La Greca -. Le Eolie hanno tutte le caratteristiche per attrarre visitatori anche in primavera, autunno e persino in inverno. Grazie a percorsi naturalistici, cucina, tradizioni e un patrimonio storico, artistico e archeologico unico nel Mediterraneo». Un’offerta che può intercettare un turismo interessato alle esperienze autentiche e alla scoperta dei territori. «Chi arriva qui deve poter conoscere non solo il mare, ma anche la storia e l’identità delle comunità – conclude La Greca -. È questo il valore aggiunto delle Eolie e la strada per costruire un turismo più sostenibile».