Josè Francisco Farìas

Il Venezuela tra guerra e terremoto: dalla Sicilia un ponte di solidarietà

C’è un filo che unisce la Sicilia al Venezuela. È fatto di famiglie divise da migliaia di chilometri, telefonate che attraversano l’oceano, notizie che arrivano con il peso della guerra. E, nelle ultime settimane, anche di un terremoto che ha aggravato una situazione già drammatica. Ma è anche un filo di solidarietà, costruito da chi ha scelto di trasformare la propria esperienza di migrazione in un aiuto concreto per gli altri. A raccontarlo a MeridioNews è José Francisco Farías, presidente di Avisi Odv, l’associazione dei Venezuelani per l’inclusione in Sicilia e in Italia. Nata per sostenere i cittadini venezuelani e italo-venezuelani nel loro percorso di integrazione. «L’Italia e la Sicilia hanno dato moltissimo al Venezuela, ma anche il Venezuela ha dato tanto agli italiani – spiega -. Oggi molte di quelle famiglie stanno tornando qui e hanno bisogno di essere accompagnate».

L’associazione nata per rispondere ai bisogni

L’idea prende forma il 13 dicembre 2024, ma diventa realtà con la costituzione ufficiale dell’associazione nel maggio 2025. Alla base c’è un’esigenza concreta: aiutare una comunità che spesso si scontra con una burocrazia complessa e la difficoltà di orientarsi in un Paese nuovo. «Ci siamo resi conto che mancava un punto di riferimento per affrontare le pratiche relative a documenti, cittadinanza, rinnovo dei passaporti e, più in generale, all’inserimento in Italia», racconta Farías. Oggi Avisi Odv segue circa 1.200 cittadini venezuelani registrati in Sicilia. Se si considerano anche gli italo-venezuelani, la comunità raggiunge le 3mila persone. L’associazione ha aperto sportelli a Palermo, Trapani, Caltanissetta e Siracusa e punta ad ampliare ancora la propria presenza sull’Isola. Dal lavoro agli affitti, «capire cosa serve per iniziare una nuova vita è un problema che riguarda tutti – continua Farías -. Ma per chi arriva da un altro Paese diventa ancora più difficile».

Il dolore di un Paese ferito da guerra e terremoto

Mentre in Sicilia si lavora per costruire percorsi di inclusione, il pensiero della comunità resta rivolto al Venezuela. Dove, alla guerra che da tempo segna il Paese, si è aggiunta la devastazione provocata dal recente terremoto, che ha colpito duramente Caracas e l’area costiera della Guaira. «Per noi che viviamo all’estero è un dolore immenso – commenta Farías -. Le notizie che arrivano parlano ancora di vittime e persone da cercare sotto le macerie. Il Venezuela non ha le strutture e i mezzi necessari per un’emergenza di queste dimensioni. Per questo gli aiuti internazionali sono fondamentali». Nei giorni successivi al sisma sono arrivati soccorsi da diversi Paesi: tra cui Italia, Spagna, Stati Uniti, Argentina e Messico. Un sostegno che la comunità venezuelana segue con apprensione, nella speranza che possa contribuire ad accelerare le operazioni di ricerca e assistenza.

Una transizione ancora fragile

Il terremoto si inserisce in un contesto già profondamente segnato da una lunga fase di instabilità politica e istituzionale. Per Farías, il Paese stava cercando di riorganizzarsi, ricostruendo gradualmente servizi essenziali come acqua, energia elettrica e pubblica amministrazione. Il sisma, però, rischia di rallentare ulteriormente questo percorso. «Adesso è difficile fare previsioni. Prima bisogna affrontare l’emergenza e aiutare le persone colpite. Tutto il resto inevitabilmente richiederà più tempo. Anche il tema del ritorno a una piena normalità democratica – chiarisce il presidente di Avisi Odv -, dovrà confrontarsi con questa nuova emergenza umanitaria».

«Aiutare chi arriva qui, significa aiutare il Venezuela»

Nel frattempo, la comunità venezuelana in Sicilia continua a costruire una rete di sostegno che guarda sia l’Italia e il Paese d’origine. L’associazione mantiene un dialogo costante con le rappresentanze consolari e accompagna i cittadini nelle pratiche amministrative, tra diritti e opportunità. Al centro dei problemi, spesso, c’è il numero esiguo di consolati che rilasciano documenti in Italia: solo Roma, Napoli e Milano. Una rete che l’associazione punta ad ampliare. Per Farías, però, l’impegno va oltre l’assistenza burocratica. «Se vogliamo aiutare davvero il Venezuela, dobbiamo aiutare i venezuelani all’estero. Quando una persona riesce a trovare un lavoro, una casa, a ottenere i documenti e a costruire qui una vita dignitosa – conclude -, può continuare a sostenere economicamente la propria famiglia rimasta nel Paese».


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