Cateno De Luca ha scelto il cuore di Palermo, lo storico Teatro Politeama, per lanciare la sua personalissima opa sulla Regione Siciliana e, di riflesso, ridefinire gli equilibri di una politica isolana mai così frammentata e nervosa. Una sala gremita, i fedelissimi parlano di sold out e di oltre duemila presenze tra poltrone, palchi e […]
Cateno De Luca
Il caso Sicilia: l’Opa di De Luca sull’isola
Cateno De Luca ha scelto il cuore di Palermo, lo storico Teatro Politeama, per lanciare la sua personalissima opa sulla Regione Siciliana e, di riflesso, ridefinire gli equilibri di una politica isolana mai così frammentata e nervosa. Una sala gremita, i fedelissimi parlano di sold out e di oltre duemila presenze tra poltrone, palchi e piazza esterna, ha fatto da cornice all’assemblea programmatica di Sud chiama Nord. Ma il dato coreografico, pur rilevante nell’economia della narrazione deluchiana, cede rapidamente il passo a una strategia politica cinica, geometrica e nient’affatto velleitaria.
Il messaggio recapitato dal leader di Fiumedinisi è cristallino, quasi brutale nella sua formulazione: «Sud chiama Nord non sarà il taxi di nessuno». Un avvertimento che suona come una dichiarazione di guerra sia al campo largo progressista, sia e soprattutto, a quella parte di centrodestra che comincia a manifestare segni di insofferenza verso la presidenza di Renato Schifani. Proprio all’ala critica della maggioranza a sostegno del governatore in carica si rivolge l’affondo più pesante della giornata: «Il centrodestra abbia il coraggio di staccare la spina a Schifani».
La cronaca di una giornata ad alta tensione
Per comprendere l’impatto del discorso di De Luca, occorre riavvolgere il nastro della mattinata e rifarci alle diverse dichiarazioni che, nel corso dell’evento, ha fatto. «Siamo qui – ha detto il leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, aprendo i lavori della convention – per dimostrare che esiste una Sicilia che non si piega alle logiche del consociativismo palermitano e romano. Il governo Schifani è politicamente morto, paralizzato da faide interne che bloccano i fondi europei, la sanità e i rifiuti. Se le forze sane del centrodestra vogliono salvare la Sicilia, stacchino la spina subito. Noi siamo pronti a governare, ma alle nostre condizioni: nessun accordo al ribasso, nessun taxi per traghettare i trombati della politica». Lo davanti a una platea affollata di amministratori locali e sostenitori giunti da tutte le province dell’isola.
Un movimento, quello di De Luca che punta a presentarsi come il vero pivot della politica siciliana, equidistante dai tradizionali poli, ma pronto a fare asse con chi sposa una linea di rottura radicale con l’attuale gestione autonomistica e finanziaria della Regione. E che blinda il simbolo e la linea di Sud chiama Nord dal palco del Politeama: «Nelle scorse settimane abbiamo assistito a tentativi di corteggiamento da destra e da sinistra. Chi vuole dialogare con noi deve accettare il nostro programma: difesa dell’autonomia finanziaria siciliana, riscrittura dei patti con lo Stato e azzeramento dei vertici della burocrazia regionale. Se il centrodestra implode, noi siamo l’unica alternativa credibile» ha scandito il sindaco di Taormina, applaudito dalla platea.
Analisi di uno scenario in bilico: il fattore “Schifani” e le crepe nella maggioranza
La richiesta di De Luca di staccare la spina al governo Schifani si inserisce in un contesto di strisciante malessere che da mesi attraversa la coalizione di centrodestra all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). I retroscena descrivono un quadro di tensioni latenti tra le varie anime della maggioranza: Forza Italia, Fratelli d’Italia e la Nuova DC di Totò Cuffaro. La gestione dei dossier più scottanti, dalla crisi idrica alla riforma delle Province (rimasta impantanata nelle secche parlamentari di Palazzo dei Normanni), fino alla governance dei fondi per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), ha creato più di una frizione. De Luca lo sa bene ed è un maestro nell‘infilarsi nelle crepe degli avversari.
Proponendosi come interlocutore per i delusi o i dissidenti del centrodestra, il leader di ScN punta a fare breccia soprattutto in quei settori moderati e territoriali che temono un’eccessiva egemonia di Fratelli d’Italia a trazione romana o che si sentono penalizzati dal centralismo della presidenza Schifani. Al contempo, il netto rifiuto di fungere da taxi chiude, almeno momentaneamente, le porte a un’alleanza strutturale con il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle, formazioni con cui De Luca ha storicamente un rapporto di amore e odio fatto di convergenze d’aula all’ARS e durissimi scontri elettorali sul territorio.
La retorica deluchiana: populismo di governo e radicamento territoriale
Il successo di pubblico del Politeama conferma la singolarità del fenomeno politico rappresentato da Cateno De Luca. A differenza di altri movimenti populisti o di protesta nati sull’onda del web, Sud chiama Nord fonda la sua forza su una rete capillare di amministratori locali: sindaci, assessori e consiglieri comunali che presidiano i piccoli e medi centri della Sicilia, in particolare nelle province di Messina, Catania e, in misura crescente, Palermo e Agrigento.
La retorica utilizzata dal palco di Palermo mescola sapientemente elementi tipici del meridionalismo d’azione con un pragmatismo amministrativo esibito come un trofeo (le tre esperienze da sindaco a Fiumedinisi, Santa Teresa di Riva e Messina). Il modello Messina viene esportato come la ricetta per risanare i conti dissestati della Regione Siciliana. Ma l’elemento di novità emerso oggi è la postura da statista di rottura.
De Luca non parla più solo alla pancia dell’elettorato penalizzato dall’inefficienza dei servizi pubblici, ma si rivolge direttamente ai corpi intermedi, alle associazioni di categoria e alle forze politiche istituzionali, dettando le condizioni per il dopo-Schifani. L’obiettivo minimo è diventare l’ago della bilancia imprescindibile di qualsiasi futura coalizione; l’obiettivo massimo è la conquista diretta di Palazzo d’Orléans.
Le reazioni della politica e le prospettive future
La provocazione lanciata dal Teatro Politeama non è rimasta senza eco nei palazzi della politica palermitana. Se da un lato l’entourage del presidente Schifani liquida l’evento come «il solito show estivo di chi cerca visibilità non avendo i numeri d’aula per incidere», tra i corridoi dell’ARS la preoccupazione è palpabile. Il timore che il richiamo di De Luca possa esercitare una forza d’attrazione su parlamentari regionali della maggioranza in cerca di ricollocazione è reale, specie in vista di una sessione autunnale che si preannuncia caldissima sul fronte del bilancio.
Dall’opposizione, le reazioni sono guardinghe. Il campo largo, orfano di una leadership chiara in Sicilia, guarda a De Luca con sospetto: la sua imprevedibilità tattica lo rende un alleato prezioso ma estremamente rischioso, capace di far saltare i tavoli di coalizione al primo disaccordo sulle candidature. La partita per il futuro della Sicilia è dunque ufficialmente aperta. Cateno De Luca ha mosso la sua prima pedina sulla scacchiera palermitana, trasformando una calda giornata di luglio in un test di tenuta per il governo regionale. Resta da capire se il centrodestra deciderà di serrare i ranghi attorno a Schifani o se le sirene del Politeama cominceranno a produrre le prime, fatali crepe nel muro della maggioranza.