Tre città della Sicilia maglia nera nazionale per le interruzioni di energia elettrica. Con disservizi nelle case e problemi più seri alle imprese. È il quadro delineato da un’analisi del Sole24ore con i dati 2025 dei distributori di energia elettrica. Che vedono Trapani al primo posto in Italia, con oltre 11 distacchi per utenza. Seguita […]
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La Sicilia maglia nera per le interruzioni di energia elettrica: il futuro oltre i cantieri
Tre città della Sicilia maglia nera nazionale per le interruzioni di energia elettrica. Con disservizi nelle case e problemi più seri alle imprese. È il quadro delineato da un’analisi del Sole24ore con i dati 2025 dei distributori di energia elettrica. Che vedono Trapani al primo posto in Italia, con oltre 11 distacchi per utenza. Seguita – al terzo e quinto posto nazionale – da Catania e Ragusa, con oltre 10 blackout. Un totale di poco meno di 9 interruzioni di energia elettrica alle utenze in Sicilia e Sardegna: quasi il doppio della media nazionale. Con una durata media – esclusi i casi brevi, inferiori a tre minuti – di oltre un’ora. Eppure dal 2023 – anno del lungo blackout a Catania, con interi quartieri senza elettricità né acqua per giorni – qualcosa sta cambiando. Pur muovendosi sottoterra e restituendo ai cittadini solo la sensazione di cantieri e fastidiose interruzioni stradali.
Non tutti i blackout sono uguali
Il risultato – e il disservizio – è che la luce va via. Ma non tutti i blackout sono uguali. I dati del rapporto si riferiscono alle interruzioni sulle linee di media e bassa tensione: quelle che distribuiscono in Sicilia l’energia elettrica agli utenti finali. Con blackout su scala di singolo edificio, quartiere, paesino o città. Quando il problema riguarda, invece, un’area più estesa – come un’intera nazione o persino più Paesi – il guasto si verifica sul sistema di trasmissione. In Italia, circa 70mila chilometri di linee elettriche ad alta tensione, di cui il 95 per cento aeree. Ultimo esempio recente è l’apagón in Spagna di aprile 2025. Infrastrutture diverse, insomma, con criticità proprie, «su cui si sta intervenendo con attività differenti, anche in Sicilia», spiega Mariano Ippolito, docente docente di Sistemi Elettrici per l’Energia all’Università di Palermo.
Le reti di distribuzione: è lotta al calore estremo
Non l’unica, ma la principale causa dei numerosi blackout estivi in Sicilia riguarda i guasti ai giunti che uniscono i cavi di media tensione nelle città. Interrati a una profondità tra un metro e un metro e mezzo da terra. Il problema, in questo caso, è il calore. «Quello del cavo elettrico, surriscaldato dal passaggio di corrente – spiega il professore -, che non riesce a essere smaltito dal terreno in cui affonda, a sua volta reso arido e caldo dalle alte temperature estive. Mettendo sotto stress i giunti».
Il futuro: tra regole, lavori e ricerca
«Per mitigare il fenomeno, si sta lavorando su tutti i piani», anticipa Ippolito. A partire dalle regole, con una delibera dell’Arera (l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente), datata 2023, «in cui si dispone che tutti i distributori presentino un piano triennale per migliorare la resilienza delle reti. Puntando, tra le altre cose, a diminuire proprio le interruzioni per gli utenti». Da qui si è passati agli scavi in città. «Sostituendo i giunti più vecchi con altri più innovativi. E automatizzando le reti con sensori avanzati, così da prevenire un guasto grave». A monte, poi, c’è il settore della ricerca. «Cercando di migliorare le condizioni di conducibilità termica del terreno, usando materiali diversi in cui interrare i cavi – spiega il docente -. Come il carburo di silicio, con una conducibilità termica decine o centinaia di volte più elevata della sabbia silicia su cui poggiano adesso».
Il sistema di trasmissione: la sfida delle rinnovabili
Più rari, ma non meno sfidanti, sono invece i problemi affrontati sulle linee ad alta tensione. «Collegati anche all’integrazione delle fonti rinnovabili, che sono intermittenti e con sistemi di accumulo limitati. Rendendo meno semplice il bilanciamento in tempo reale tra le potenze generate e immesse in rete, e quelle consumate. Una questione a cui, negli ultimi anni, si aggiungono problemi di oscillazioni a bassa frequenza», spiega il professore. A cui si lavora con vari interventi: «Dalle sostituzioni per obsolescenza al potenziamento per aumentare la magliatura della rete. Con maggiore stabilità, regolarità e integrazione delle rinnovabili che, cambiando i flussi, richiedono un adeguamento della rete». Ma non solo.
La rivoluzione elettrica nei porti
Tra i progetti più ambiziosi degli ultimi anni ci sono gli impianti cold ironing: ossia l’elettrificazione delle banchine dei porti delle grandi città marittime. Comprese Palermo e Catania. «Adesso, quando le navi stanno per ore in banchina, sono collegate a generatori interni alimentati da combustibili fossili. Con un forte impatto sull’ambiente e la salute dei cittadini». Diverso sarebbe se i grandi mezzi potessero, invece, collegarsi alla rete elettrica dalla banchina, per alimentare tutti i numerosi servizi a bordo. «Una vera e propria rivoluzione – sottolinea il docente -, considerato che una sola nave, per consumi, è come una città dentro la città. Molti cantieri aperti nelle città in questi anni consentiranno di elettrificare le banchine, con enormi benefici per i cittadini e l’ambiente».
Addio a decine di tralicci
Altri interventi riguardano, infine, la sostituzione dei collegamenti aerei con cavi interrati. Facendo sparire dal paesaggio siciliano decine di tralicci e conduttori aerei. In zone una volta periferiche delle città, oggi abitate: sia per l’espansione dei centri urbani che per l’abusivismo. Con un problema non solo estetico, ma anche di sicurezza. «Queste infrastrutture richiedono determinate distanze da costruzioni, strade o alberi – conclude Mariano Ippolito -. Sia per i campi elettromagnetici che possono impattare sulla salute dei cittadini, che per fenomeni di dilatazione termica. Per cui, specie d’estate, quando il conduttore è elettricamente più carico, si rilassa. E, diminuendo la distanza da terra, può rilasciare una pericolosa scarica elettrica, come un fulmine. L’impiego di linee in cavo interrato elimina completamente questo tipo di rischi».