«Vinta la battaglia per Casa Felicia che resterà alla collettività!». Così l’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, che gestisce il bene confiscato al boss Tano Badalamenti e intitolato alla madre dell’attivista ucciso nel ’78, dà notizia della sentenza della Corte di Cassazione per la titolarità del bene. Al centro di uno scontro giudiziario tra Leonardo […]
Foto di Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato
Casa Felicia Impastato rimane pubblica: la Cassazione dà ragione al Comune di Cinisi
«Vinta la battaglia per Casa Felicia che resterà alla collettività!». Così l’associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, che gestisce il bene confiscato al boss Tano Badalamenti e intitolato alla madre dell’attivista ucciso nel ’78, dà notizia della sentenza della Corte di Cassazione per la titolarità del bene. Al centro di uno scontro giudiziario tra Leonardo Badalamenti, figlio del boss, e il Comune di Cinisi, in cui il bene ricade. E a cui era stato assegnato dall’agenzia nazionale dei beni confiscati alla mafia. Salvo poi rendersi conto che c’era stato un errore: l’immobile non era stato, infatti, inserito al tempo nella confisca, ma solo dopo. Portando così la famiglia Badalamenti a chiederne la restituzione, a cui si è opposto l’ente pubblico. Proponendo, invece, di acquisirlo per equivalente, pagandone il valore, Fissato da una sentenza della Corte d’Assise di Palermo in 71mila euro. Decisione contro cui l’erede del boss ha presentato ricorso in Cassazione, per una «questione di principio», come lui stesso l’ha definita. Che adesso, però, viene respinta dai giudici ermellini durante l’udienza di giorno 6, che ne «dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali della somma di euro 3mila».