Si è conclusa, dopo cinque anni e cinque mesi, la latitanza di Moisi Habilaj. Il narcotrafficante albanese a capo di un cartello specializzato nell’importazione di marijuana e armi dal Paese balcanico alla Sicilia orientale. Habilaj è stato catturato dagli agenti della direzione provinciale della polizia di Valona con la collaborazione della polizia di Stato italiana. […]
Droga Albania-Sicilia, arrestato il latitante Moisi Habilaj. Era in un bar di famiglia sul mare
Si è conclusa, dopo cinque anni e cinque mesi, la latitanza di Moisi Habilaj. Il narcotrafficante albanese a capo di un cartello specializzato nell’importazione di marijuana e armi dal Paese balcanico alla Sicilia orientale. Habilaj è stato catturato dagli agenti della direzione provinciale della polizia di Valona con la collaborazione della polizia di Stato italiana. Le forze dell’ordine lo hanno localizzato a Borsh, Comune costiero nel sud dell’Albania. Il trafficante si trovava in un ristorante riconducibile alla famiglia e a quanto pare al momento dell’arresto indossava un cappello e aveva una folta barba per non essere riconosciuto. L’operazione, denominata Metodat, ha portato anche all’arresto di E.A., 46 anni, residente a Saranda, mentre il cittadino italiano S.F., 70 anni, è stato denunciato a piede libero per il reato di favoreggiamento personale. Secondo quanto rivelato da alcune fonti al nostro giornale il 70enne è un uomo della provincia di Catania.
Habilaj e la misteriosa latitanza

Habilaj era irreperibile da gennaio 2021. In quel periodo si trovava sottoposto alla misura della detenzione domiciliare – senza braccialetto elettronico – a San Michele di Ganzaria, dopo una condanna in secondo grado – poi diventata definitiva – a 15 anni e 5 mesi. I giudici qualche mese prima avevano infatti accolto un’istanza, presentata dai suoi avvocati, per la misura alternativa al carcere. L’uomo aveva già trascorso tre anni nel carcere di Bicocca dopo essere stato arrestato nell’operazione Rosa dei Venti della guardia di finanza. L’inchiesta svelò l’esistenza di un cartello specializzato nell’importazione di armi e droga e gli affari con il clan mafioso dei Cappello e la famiglia di Cosa nostra dei Santapaola-Ercolano. Prima di finire nell’elenco dei ricercati Habilaj aveva ricevuto una visita della polizia di Caltagirone, con l’ausilio della Squadra mobile di Catania. I motivi di questo incontro però non sono mai stati chiariti. Successivamente a bussare alla sua porta furono i carabinieri per un controllo di routine. Quel giorno però non aprì nessuno.
Habilaj e la parentela con Tahiri
La vicenda di Habilaj è sempre stata paragonabile a una spy story internazionale. A pesare sul suo conto la parentela con l’ex ministro dell’Interno albanese Saimir Tahiri. Il politico, come MeridioNews svelò in anteprima, venne pure indagato dai magistrati della procura di Catania ma la sua posizione fu poi archiviata. Parallelamente anche la procura per i crimini gravi di Tirana aprì un fascicolo ipotizzando che la banda Habilaj beneficiasse di coperture istituzionali. Nel processo di primo grado il trafficante di droga scelse pure di parlare con i magistrati. Le sue furono però ammissioni e racconti parziali e non entrò mai nel programma di protezione riservato ai collaboratori di giustizia. Adesso con ogni probabilità ci sarà un ritorno in Italia per finire di scontare la condanna.