Arriva l’allarme della Corte dei conti sulla capacità amministrativa dell’isola relativa all’attuazione del Pnrr. L’ultimo referto dei magistrati contabili di maggio 2026 fotografa una situazione a macchia di leopardo. Se l’avanzamento complessivo sul fronte degli incentivi a pioggia e dei progetti comunali ordinari mostra dinamismo, la vera sfida strutturale, legata alle grandi opere pubbliche, alla […]
Allarme Corte dei conti sul Pnrr: la Sicilia rischia di perdere la sfida delle grandi opere
Arriva l’allarme della Corte dei conti sulla capacità amministrativa dell’isola relativa all’attuazione del Pnrr. L’ultimo referto dei magistrati contabili di maggio 2026 fotografa una situazione a macchia di leopardo. Se l’avanzamento complessivo sul fronte degli incentivi a pioggia e dei progetti comunali ordinari mostra dinamismo, la vera sfida strutturale, legata alle grandi opere pubbliche, alla gestione idrica, alla sanità territoriale e all’istruzione, rischia l’imbuto burocratico a ridosso della chiusura del Piano.
La trappola della capacità amministrativa: Comuni a due velocità
Uno dei capitoli più innovativi e rilevanti del referto contabile analizza l’andamento del Pnrr all’interno delle cosiddette aree Interne, porzioni di territorio caratterizzate da un cronico isolamento geografico, calo demografico e scarsa densità di servizi essenziali. In Sicilia, la mappatura di queste aree copre fette di territorio montano e collinare, distante dai grandi nodi metropolitani di Palermo, Catania e Messina.
I dati generali indicano che i progetti localizzati nei piccoli Comuni delle aree interne mostrano un tasso di avanzamento finanziario (rapporto tra pagamenti erogati e fondi stanziati) pari al 57 per cento a inizio marzo 2026, una percentuale superiore al 46 per cento registrato come media nazionale. Tuttavia, la Corte dei conti invita a leggere questo dato con estrema prudenza e a non cedere a facili trionfalismi.
Questo apparente scatto in avanti è trainato per il 64 per cento da misure di pura erogazione di incentivi, bonus e contributi (come i progetti legati all’efficienza energetica dell’Ecobonus), che per loro natura procedono con iter burocratici snelli, automatici e ad altissima velocità di pagamento.
La vera nota dolente emerge quando l’analisi si sposta sui lavori pubblici e sulle infrastrutture, gli unici interventi capaci di determinare un reale impatto strutturale sul futuro dei territori. Qui, nei Comuni classificati come ultraperiferici, la macchina amministrativa rallenta vistosamente. I progetti di natura infrastrutturale e di edilizia accumulano ritardi difficilmente recuperabili a causa della carenza strutturale di personale tecnico e di competenze progettuali adeguate all’interno delle piante organiche dei municipi. Il rischio geopolitico interno è che il Pnrr «pur nelle sue intenzioni perequative, finisca per ampliare alcuni dei divari che intendeva ridurre».
Opere pubbliche all’imbuto: la progressione lineare dei ritardi
Il secondo pilastro dell’analisi della Corte riguarda i tempi di esecuzione delle opere pubbliche finanziate dal Piano. Il monitoraggio condotto fino a maggio 2026 evidenzia che la macchina dei cantieri è ormai a pieno regime, ma smentisce categoricamente l’ipotesi di un recupero dei ritardi accumulati nelle fasi iniziali di progettazione e assegnazione delle gare.
A livello nazionale, solo il 36,7 per cento dei progetti di opere pubbliche risulta materialmente portato a termine. Se si analizza lo stato di avanzamento in termini di importo finanziario complessivo dei lavori, la quota dei cantieri interamente conclusi crolla drammaticamente ad appena il 6,2 per cento. Significa che a camminare veloci sono i piccoli cantieri da poche decine di migliaia di euro, mentre i grandi progetti infrastrutturali isolani, legati alle reti ferroviarie regionali, ai grandi lotti stradali e ai sistemi idrici complessi, sono bloccati nella fase esecutiva.
La regolarità nei ritardi
La Corte ha individuato una vera e propria regolarità matematica nei ritardi: la durata media dei cantieri cresce in modo lineare all’aumentare del valore dell’opera. Un intervento inferiore a 1 milione di euro richiede mediamente 543 giorni di lavorazione; la cifra sale a 783 giorni per i progetti tra 1 e 2 milioni, tocca i 928 giorni nella fascia fino a 5 milioni e schizza a ben 1.125 giorni di cantiere per le opere che superano i 5 milioni di finanziamento.
In Sicilia, dove la dimensione media dei progetti strategici è finanziariamente elevata, l’effetto di questo allungamento dei tempi di lavorazione rischia di scontrarsi con il termine ultimo di rendicontazione del Piano. Non a caso, le rimodulazioni finanziarie introdotte dal Governo hanno dovuto prevedere lo slittamento di quote consistenti di spesa verso il 2027 e il 2028, facendo leva su modifiche legislative che consentiranno di gestire le transazioni finanziarie oltre la chiusura formale del piano, salvaguardando la copertura dei progetti in corso.
I settori chiave del Pnrr in Sicilia e i rilievi della Corte dei conti
Scorrendo le pieghe del referto emergono tre ambiti specifici in cui la Sicilia si gioca la scommessa dello sviluppo. Prima di tutto le infrastrutture Idriche (FNISSI) con una dote finanziaria complessiva di 1 miliardo di euro. Tuttavia, la Corte dei conti rileva per questa misura un livello di criticità medio. Il motivo? I tempi sono giudicati particolarmente stringenti, dal momento che lo strumento finanziario è operativo da pochi mesi e la sottoscrizione degli accordi vincolanti deve essere completata in tempi record per evitare la revoca dei fondi.
In secondo luogo i trasporti e le ferrovie perché, sebbene i grandi corridoi ad alta velocità del Nord assorbano quote enormi di finanziamenti (come le tratte Brescia-Verona-Vicenza o il terzo valico dei Giovi), per la Sicilia la partita decisiva si gioca sulla milestone (M1C2-13bis) prevista in scadenza nel primo semestre 2026. Questa misura impone l’entrata in vigore della legislazione secondaria e dei decreti attuativi ministeriali per la riforma delle ferrovie regionali e del trasporto locale. Un passaggio normativo cruciale per permettere il rinnovo del materiale rotabile e la modernizzazione delle tratte ferroviarie secondarie dell’isola, storicamente caratterizzate da binari unici e treni a bassa velocità.
Nota dolente, come al solito, la sanità territoriale, ossia le cosiddette case della comunità. A livello di aree interne e fragili, i progetti per la costruzione registrano appena il 31 per cento di tasso di pagamento. I ritardi nell’approvazione dei progetti esecutivi e nell’avvio dei cantieri fisici stanno rallentando la concretizzazione di una riforma cruciale. Identico discorso vale per i servizi socio-educativi: il piano asili nido, fondamentale per innalzare il tasso di occupazione femminile nell’Isola, segna un modesto 43 per cento di pagamenti effettuati , mentre i progetti di rigenerazione urbana e di valorizzazione culturale dei borghi siciliani si attestano rispettivamente al 49 per cento e al 33 per cento di avanzamento finanziario.
La vigilanza sui controlli
Per accelerare la spesa del Pnrr e garantire il rispetto delle scadenze, il decreto-legge 19/2026 ha introdotto nuove misure operative e di controllo. Nonostante ciò, la Corte dei conti continua a rilevare criticità nelle procedure di affidamento, spesso dovute a errori interpretativi o alla fretta delle amministrazioni. Le irregolarità hanno portato in diversi casi al ritiro di atti o a rilievi da parte della magistratura contabile. Da qui l’invito a garantire trasparenza, rigore e legalità senza sacrificare i tempi di attuazione. Per la Sicilia, il rischio è che i fondi disponibili non si traducano in opere strategiche.