Il nome che ha fatto più rumore è stato quello di Luigi Gentile, candidato a sindaco di Agrigento. Insieme a lui i tre candidati – su cinque in totale – alla fascia tricolore a Randazzo, in provincia di Catania. Tuttavia la lista degli impresentabili della commissione parlamentare Antimafia contiene anche altri nomi – sette in […]
I sette segnalati dalla commissione Antimafia: dai processi ai ruoli politici del passato
Il nome che ha fatto più rumore è stato quello di Luigi Gentile, candidato a sindaco di Agrigento. Insieme a lui i tre candidati – su cinque in totale – alla fascia tricolore a Randazzo, in provincia di Catania. Tuttavia la lista degli impresentabili della commissione parlamentare Antimafia contiene anche altri nomi – sette in totale – che riguardano le amministrative in Sicilia. Un elenco che viene stilato in base al codice di autoregolamentazione dei partiti ed è stato illustrato oggi durante la convocazione a palazzo San Macuto dalla presidente Chiara Colosimo. La lista è composta in tutto da 28 candidati a livello nazionale sparsi in 35 Comuni italiani. Coloro che ne fanno parte, nonostante la segnalazione, restano regolarmente in corsa nelle rispettive competizioni elettorali.
Agrigento e la candidatura di Gentile
Come già emerso il nome più pesante di questa lista è quello dell’ex assessore regionale Luigi Gentile. Candidato di un centrodestra che ad Agrigento si presenta spaccato. Nei confronti di Gentile è in corso un processo per bancarotta fraudolenta. «Il procedimento – si legge nel documento dell’Antimafia – è attualmente in fase dibattimentale innanzi al tribunale di Agrigento con prossima udienza fissata per il 21 maggio». Gentile è sostenuto da Lega, Gentile sindaco di Agrigento-Prima l’Italia, Noi Moderati-Sud Chiama Nord e dalla Democrazia Cristiana.
A Enna una candidata a processo per estorsione
Uno dei nomi che non era emerso in un primo momento è quello di Santina Bennici, candidata al Consiglio comunale di Enna con Fratelli d’Italia. Nei confronti della donna, come specifica l’Antimafia, c’è un processo per i reati di tentata estorsione ed estorsione aggravata. Il rinvio a giudizio risale al 18 dicembre 2025 mentre la prossima udienza è fissata per il 28 maggio 2026, subito dopo le elezioni amministrative. Bennici è stata consigliere comunale a Gela, città in cui è nata, oltre ad avere svolto la mansione di assistente parlamentare di Chiara Maria Gemma Longi. La vicenda giudiziaria che coinvolge Bennici è quella relativi all’Ipab Antonietta Aldisio. A essere rinviati a giudizio, oltre a Bennici, il sacerdote Giovanni Tandurella, l’ex consigliere comunali Salvatore Scerra e l’ingegnere Renato Mauro.
Messina: un candidato a processo per disastro ambientale
Nell’elenco della commissione Antimafia compare anche il nome di Salvatore Saglimbeni, ingegnere in pensione che ha lavorato al Comune peloritano e adesso è candidato nella lista Amo Messina a sostegno del sindaco uscente Federico Basile. Secondo gli approfondimento dell’organismo parlamentare Saglimbeni è sotto processo per disastro ambientale con prossima udienza fissata per il 17 settembre.
Il caso Randazzo
A fare scalpore è certamente la situazione di Randazzo, Comune in provincia di Catania chiamato alle urne dopo lo scioglimento per mafia del 2024 durante la sindacatura di Francesco Sgroi. Tre candidati a sindaco su cinque fanno parte dell’elenco della commissione Antimafia. Si tratta dell’ex vicesindaco all’epoca dello scioglimento, Gianluca Giuseppe Anzalone, e dell’ex assessora Concetta Carla Luisa Foti. Tra coloro che hanno rivestito la carica di assessore con Sgroi c’è anche Emilio Emanuele La Piana, adesso candidato al Consiglio comunale nella lista Si Muove la Città collegata alla corsa di Anzalone. Tre candidati che non risultano indagati e che non hanno processi in corso ma che pagano il loro passato amministrativo nella compagine di Sgroi. Ex sindaco recentemente dichiarato incandidabile dalla Cassazione.
Il terzo candidato a sindaco di Randazzo della lista dell’Antimafia è invece Alfio Freddy Pillera. L’aspirante primo cittadino è stato rinviato a giudizio – a gennaio 2025 – per truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, reato, specifica l’Antimafia, aggravato dall’avere agevolato la mafia. La vicenda rientra nell’indagine Nebrodi 2 della Direzione distrettuale antimafia che avevano portato a febbraio 2024 all’arresto di 23 persone e 60 indagati. L’1 dicembre 2023, invece, Pillera è stato rinviato a giudizio per accesso abusivo a sistema informatico o telematico. La prossima udienza di questo processo è fissata per il 15 settembre 2026.