Numeri che confermano una situazione da bollino rosso in un contesto generale che è addirittura peggiorato rispetto all’anno precedente. Sono quelli che emergono dall’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, dal titolo Tutto chiuso, sulle condizioni detentive in Italia. Una situazione al collasso quella delle carceri in Italia, che però non sorprende anche perché «negli ultimi 12 mesi […]
Sovraffollamento delle carceri: nel rapporto Antigone, la situazione al collasso ad Augusta
Numeri che confermano una situazione da bollino rosso in un contesto generale che è addirittura peggiorato rispetto all’anno precedente. Sono quelli che emergono dall’ultimo rapporto dell’associazione Antigone, dal titolo Tutto chiuso, sulle condizioni detentive in Italia. Una situazione al collasso quella delle carceri in Italia, che però non sorprende anche perché «negli ultimi 12 mesi nessuna iniziativa è stata presa per porvi rimedio», si legge nella parte introduttiva del rapporto. Il primo problema è quello relativo alla continua crescita della popolazione carceraria. Al 30 aprile 2026 erano 64.436 le persone detenute nelle nostre carceri a fronte di una capienza regolamentare del sistema pari a 51.265 posti. Basterebbe soffermarsi su questi due numeri per capire il livello di sovraffollamento degli istituti in Italia.
Antigone e la situazione delle carceri in Sicilia
Nel corso del 2025 l’associazione ha visitato e analizzato la situazione di 102 carceri sparse nel territorio nazionale. Di queste ben 82 hanno un tasso di affollamento superiore al 100 per cento. Il quarto carcere ispezionato per numero di detenuti presenti al momento della visita è il Pagliarelli di Palermo. Al suo interno 1435 detenuti con un tasso di affollamento del 123,2 per cento. Una percentuale simile a quella della casa circondariale Cavadonna di Siracusa. In questa struttura emerge un tasso di affollamento del 119 per cento con 649 detenuti presenti al momento della visita. Decisamente peggiore quanto si registra nella vicina Augusta, all’interno della casa di reclusione nei pressi di Brucoli. Qui il tasso di affollamento arriva addirittura al 165,9 per cento. Un numero impietoso se si pensa che il carcere italiano con la percentuale più alta è quello di Varese con il 208,7 per cento. Nella casa circondariale di piazza Lanza, a Catania, il tasso di affollamento è del 151,3 per cento. All’interno di questa struttura ci sono 422 detenuti. Quasi la metà rispetto ai 202 detenuti nella casa circondariale Luigi Bodenza di Enna, dove però il tasso di affollamento arriva comunque al 123,3 per cento.
Sovraffollamento uguale a pessime condizioni detentive
Sovraffollamento delle carcere che si traduce in pessime condizioni detentive. In 11 istituti erano presenti celle prive di riscaldamento, in 47 celle senza acqua calda, in 53 celle senza doccia. In 23 istituti, inoltre, il wc si trovava nello stesso ambiente in cui si cucina, «una condizione – si legge nel rapporto – che lede in modo evidente la dignità delle persone detenute». Altrettanto critici i dati relativi agli spazi per la vita quotidiana e per l’attività fisica. In 10 istituti erano assenti spazi dedicati alla socialità all’interno delle sezioni detentive, mentre in 31 non esistevano aree per il passeggio esclusive per ciascuna sezione. Solo in 49 istituti su 102 le persone detenute avevano accesso settimanale a una palestra o a un campo sportivo, in contrasto con quanto previsto dall’ordinamento penitenziario, che riconosce l’attività sportiva come elemento del trattamento rieducativo. In 31 istituti, infine, era assente un’area verde destinata ai colloqui durante i mesi estivi, «una carenza che incide sulla qualità delle relazioni affettive e familiari delle persone detenute».
Gli ultimi quattro anni del governo Meloni
Negli ultimi quattro anni, secondo il rapporto di Antigone, il governo guidato da Giorgia Meloni ha adottato una linea fortemente securitaria sul tema carceri e giustizia. Il dossier critica in particolare il ricorso continuo a nuovi reati, aggravanti e decreti emergenziali, ritenuti incapaci di affrontare il sovraffollamento penitenziario. Tra i provvedimenti contestati ci sono il decreto Caivano e il decreto Sicurezza, accusati di aumentare gli ingressi in carcere senza migliorare le condizioni detentive.
Antigone denuncia inoltre una criminalizzazione del dissenso e l’introduzione del reato di rivolta penitenziaria. Secondo l’associazione, le politiche del governo hanno contribuito ad aggravare una situazione già critica, con più detenuti e meno strumenti alternativi alla detenzione. Il rapporto sostiene che si sia puntato soprattutto sull’edilizia carceraria e sull’inasprimento delle pene, senza investire davvero su reinserimento sociale e misure alternative. Viene evidenziato anche il crescente ricorso alla decretazione d’urgenza in materia penale. Per Antigone, l’approccio dell’esecutivo rischia di comprimere diritti e garanzie costituzionali dentro e fuori dal carcere. L’associazione parla di un sistema penitenziario in apnea, sempre più distante dalla funzione rieducativa prevista dalla Costituzione.