Il futuro della DC in Sicilia verso il congresso di giugno, tra equilibrismo e fiducia a Schifani


Dagli uffici stampa di via Libertà alle stanze felpate di Palazzo d’Orléans, il clima che si respira negli ultimi quindici giorni attorno alla Democrazia Cristiana siciliana è quello di una rifondazione forzata. La notizia non è più solo l’inchiesta che ha lambito i vertici, ma il modo in cui il partito sta cercando di sopravvivere alla tempesta perfetta che ha colpito il suo leader storico e carismatico, l’ex governatore Totò Cuffaro.

La fine dell’era monocratica: arriva il triumvirato

L’agenzia di stampa datata 26 gennaio 2026 ha segnato il punto di non ritorno: la DC siciliana ha ufficialmente archiviato la gestione basata su uomo solo al comando. Per evitare il collasso strutturale dopo il coinvolgimento di Cuffaro nelle indagini sulla Sanità, è stato istituito un triumvirato di reggenza. Incaricato di traghettare il partito verso il congresso regionale del 13 giugno 2026. I tre nomi scelti per l’equilibrismo politico sono Totò Cascio, ex deputato agrigentino che rappresenta la continuità territoriale con Cuffaro, Carmelo Sgroi, espressione dell’ala catanese della DC e ritenuto fondamentale per presidiare la Sicilia orientale e infine Fabio Meli, vice segretario di Ragusa che simboleggia il volto nuovo atto a rassicurare la base.

Il patto di stabilità con Renato Schifani

Nonostante il terremoto giudiziario, la DC non ha intenzione di uscire dal perimetro del governo regionale. Le note d’agenzia dell’11 aprile confermano un orientamento chiarissimo: «Nessun cambiamento di linea». Il partito ha ribadito la propria fedeltà al presidente Renato Schifani, ma con una postura diversa. Se prima era Cuffaro a dettare l’agenda dei sottogoverni, oggi la DC si presenta al tavolo della maggioranza con una voce più corale e, paradossalmente, più cauta. L’obiettivo è blindare l’unico assessorato rimasto e trattare le nomine dei direttori generali della Sanità con un profilo tecnico, per allontanare l’ombra del sistema ipotizzato dagli inquirenti.

La diaspora silenziosa e il rischio OPA

Nelle ultime due settimane, i corridoi dell’Assemblea Regionale Siciliana mormorano di una silenziosa emorragia. Senza il collante Cuffaro, diversi quadri locali stanno guardando altrove. Anche perché Fratelli d’Italia sta tentando un’operazione di Opa ostile sui consiglieri comunali democristiani nelle province di Trapani e Agrigento. Mentre l’ala che fa capo a Marcello Caruso di Forza Italia sta cercando di recuperare i moderati delusi che non si sentono garantiti dalla nuova gestione collegiale.

Verso il congresso del 13 giugno

Il prossimo scoglio sarà il congresso regionale. Le agenzie riportano le dimissioni irrevocabili di Stefano Cirillo dalla segreteria, un gesto letto come il definitivo via libera al nuovo corso. Il dibattito interno è spaccato tra chi vuole una DC 2.0 completamente svincolata dal passato (corrente Samorì) e chi teme che, senza il brand Cuffaro, il partito torni a essere una sigla da prefisso telefonico. La Democrazia Cristiana siciliana è oggi un laboratorio a cielo aperto. Orfana del suo uomo simbolo, cerca di dimostrare che la balena bianca può nuotare anche senza il suo capitano storico. Tuttavia, la vera sfida non sarà il congresso di giugno, ma la tenuta della coalizione di centrodestra: senza il carisma di Cuffaro a mediare, i deputati regionali della DC rimarranno fedeli a Schifani o diventeranno battitori liberi? La partita è aperta, e il prossimo vertice di maggioranza a Palazzo d’Orléans sarà il vero banco di prova per capire se questo triumvirato ha peso politico o è solo un ufficio di liquidazione.


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