L’assenteismo strategico che paralizza l’Ars. Dalle cronache d’oltre-Stretto, l’Assemblea regionale siciliana appare oggi come un grande motore che gira a vuoto: molto rumore, scintille politiche costanti, ma una cronica incapacità di innestare la marcia. Sulla base degli ultimi accadimenti, emerge il ritratto di una coalizione di centrodestra che, pur avendo i numeri sulla carta, si […]
Foto da sito dell'Ars
Ars: tra assenteismo strategico, paralisi legislativa e piccoli feudi di maggioranza
L’assenteismo strategico che paralizza l’Ars. Dalle cronache d’oltre-Stretto, l’Assemblea regionale siciliana appare oggi come un grande motore che gira a vuoto: molto rumore, scintille politiche costanti, ma una cronica incapacità di innestare la marcia. Sulla base degli ultimi accadimenti, emerge il ritratto di una coalizione di centrodestra che, pur avendo i numeri sulla carta, si trova prigioniera di assenze strategiche e febbrili malumori interni.
Il richiamo all’ordine di Schifani: tra autorevolezza e imbarazzo
Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha rotto gli indugi. Come riportato da Ansa, il governatore è dovuto intervenire direttamente, chiamando a rapporto il presidente dell’Ars Gaetano Galvagno e i capigruppo della maggioranza. Non si tratta di una normale consultazione, ma di un segnale di allarme rosso: il governo teme che la paralisi legislativa possa compromettere non solo l’immagine della coalizione, ma la stessa tenuta amministrativa dell’Isola.
Schifani, uomo delle istituzioni prestato alla politica regionale, non nasconde l’irritazione per un’Aula che si svuota sistematicamente, rendendo impossibile approvare persino i provvedimenti più urgenti. Il colloquio con Galvagno – figura chiave di Fratelli d’Italia – serve a blindare l’aula, ma segnala anche una tensione sotterranea tra la presidenza della Regione e quella dell’Assemblea sulla gestione del calendario dei lavori.
L’Ars paralizzata dall’assenteismo strategico
Il termine paralisi non è iperbolico: tra weekend lunghi e sessioni che saltano per mancanza del numero legale, la produttività legislativa è ai minimi storici. Tuttavia, queste assenze non sembrano essere dettate solo da una voglia di vacanze dei singoli deputati. Quanto piuttosto da una precisa dinamica di potere. In primis, il problema relativo al ricatto del numero legale, perché ogni assenza in aula è un messaggio politico inviato al governo.
Se un gruppo non si presenta, sta chiedendo visibilità o una diversa spartizione di risorse e incarichi. Vanno valutate, inoltre le fibrillazioni pre-elettorali. Con lo spettro di rimpasti o nomine sottogovernative all’orizzonte, la maggioranza si frammenta in piccoli feudi impegnati più a marcare il territorio che a legiferare. Schifani appare talvolta come un generale senza truppe, costretto a negoziare ogni singolo passo con alleati che, a parole, lo sostengono, ma nei fatti disertano i banchi della maggioranza.
Il ruolo di Gaetano Galvagno: arbitro o parte in causa?
In questo scenario, la figura di Gaetano Galvagno è sotto la lente d’ingrandimento. Da un lato, deve garantire l’imparzialità e il funzionamento dell’Aula. Dall’altro, rappresenta il primo partito della coalizione (FdI). Il fatto che Schifani lo abbia chiamato per sollecitare una «ripresa dei lavori» indica che il governatore ritiene che la presidenza dell’Ars debba usare il pugno di ferro contro l’assenteismo tattico.
Una maggioranza che «si fa male da sola»
Dall’analisi emerge un paradosso: l’opposizione, pur agguerrita, non è la minaccia principale per Schifani. Il pericolo reale viene dall’interno. Le fibrillazioni descritte da MeridioNews e i richiami raccontano di una coalizione che non ha ancora trovato una sintesi politica solida. Senza un cambio di passo immediato, il rischio è che l’Ars rimanga un parlamento fantasma. Dove la politica si riduce a una conta continua delle sedie vuote.
E tutto questo mentre i problemi strutturali della Sicilia (dai rifiuti all’emergenza idrica) restano in attesa di risposte legislative che tardano ad arrivare. Per Schifani e Galvagno, la sfida non è più solo politica, ma di pura credibilità davanti ai siciliani. E, soprattutto, stiamo vedendo la messa in scena de La notte dei lunghi coltelli. Nel corso della quale si cominciano a rastrellare voti sia per le Amministrative del prossimo maggio sia per le Regionali previste nel 2027. Salvo colpi di mano della premier Giorgia Meloni, che ha già indicato per il mese di novembre di quest’anno la resa dei conti finale.