La Sicilia si conferma ultima in Italia per affluenza al referendum sulla riforma della giustizia, ma sul piano del risultato politico il dato è netto: il No prevale in modo schiacciante, in linea con quanto registrato nel resto del Paese. Un esito che, nelle prime ore dopo lo scrutinio, accende immediatamente il dibattito politico nell’Isola, […]
Foto profilo Fb Renato Schifani
Referendum, il No trionfa anche in Sicilia: il voto diventa un caso politico
La Sicilia si conferma ultima in Italia per affluenza al referendum sulla riforma della giustizia, ma sul piano del risultato politico il dato è netto: il No prevale in modo schiacciante, in linea con quanto registrato nel resto del Paese. Un esito che, nelle prime ore dopo lo scrutinio, accende immediatamente il dibattito politico nell’Isola, trasformando il voto in un banco di prova per gli equilibri regionali.
Partito democratico: «Risultato ogni oltre previsione»
Tra le reazioni più dure c’è quella del segretario regionale del Partito Democratico, Anthony Barbagallo, che parla di un risultato «ben oltre qualunque previsione». Secondo l’esponente dem, in diverse realtà siciliane i voti contrari alla riforma sono risultati addirittura doppi rispetto ai favorevoli, con una percentuale complessiva in linea con il dato nazionale. Barbagallo rivendica una «grande mobilitazione» portata avanti dal partito, con oltre cento iniziative su tutto il territorio regionale, e interpreta il voto come un segnale politico preciso: «Un avviso di sfratto» indirizzato al presidente della Regione, Renato Schifani, al suo governo e all’intero centrodestra. Nel mirino, in particolare, la gestione delle vicende giudiziarie e il tentativo – secondo il Pd – di intervenire sulla Costituzione per limitare il ruolo della magistratura.
Controcorrente: «Risultato storico»
Sulla stessa linea, ma con toni ancora più diretti, il deputato regionale e leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, che definisce la vittoria del No «un risultato storico» per la Sicilia. La Vardera sottolinea come il dato, con percentuali che in alcune città come Palermo sfiorano il 70 per cento, rappresenti «un chiaro avviso di sfratto» anche per l’amministrazione comunale. Il riferimento è al sindaco del capoluogo, Roberto Lagalla, anch’egli chiamato in causa nel ragionamento politico che segue l’esito referendario. Secondo La Vardera, il voto dimostra che «il popolo siciliano, senza voto organizzato, può ribaltare le dinamiche politico-clientelari» che spesso caratterizzano le competizioni locali.
Il leader di Controcorrente rilancia quindi la sfida politica, arrivando a evocare possibili dimissioni per la maggioranza di governo: «I siciliani sono stanchi e pronti al cambiamento», afferma, leggendo il risultato come un segnale chiaro in vista delle prossime scadenze elettorali.