Corruzione alla Regione: le bustarelle negli uffici, la cartellina gialla e lo straordinario a Natale

Una cartellina porta documenti gialla e una busta bianca piena di soldi, estratta dalla tasca della giacca con la mano destra e subito riposta al suo interno. In questo frettoloso passaggio si sarebbe consumato uno degli episodi di corruzione, con il pagamento di una delle presunte tangenti, al dirigente della Regione siciliana Giancarlo Teresi. La scena, immortalata da una telecamera nascosta dagli investigatori nell’ufficio di Teresi a Palermo, fa parte dell’inchiesta della procura del capoluogo siciliano su un presunto giro di mazzette. Che ha portato all’arresto del dipendente pubblico e di Carmelo Vetro, uomo d’onore di Cosa nostra a Favara, già condannato per mafia.

Un personaggio di primo piano nel panorama criminale agrigentino – il padre è stato un boss di vertice –, capace di intrattenere rapporti esclusivi con gli apparati regionali. Rapporti ritenuti allarmanti nelle carte dell’indagine, anche per l’appartenenza di Vetro alla massoneria. Ed è proprio al nome di Vetro che è collegato anche quello di Salvatore Iacolino, il manager-politico – anche lui di Favara, come Vetro – indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. A casa del funzionario, ex eurodeputato del Pdl non sottoposto alla misura cautelare in carcere, sono stati trovati 90mila euro in contanti. Ieri, intanto, Iacolino è stato sospeso dal ruolo di direttore generale del Policlinico di Messina.

Teresi, il dipendente della Regione già accusato di corruzione

Sotto la lente degli inquirenti è finito il rapporto tra Teresi e Vetro. Il primo, già arrestato sei anni fa per corruzione e ancora sotto processo, è dirigente regionale alle Infrastrutture marittime e portuali. Vetro, invece, condannato a nove anni per mafia e scarcerato nel 2019, sarebbe stato l’amministratore di fatto della AN.SA Ambiente, società che si occupa di intermediazione e commercio di rifiuti. Formalmente, Vetro risulta un semplice dipendente con contratto part-time, mentre il socio di maggioranza è il cognato Antonio Lombardo. Sullo sfondo emergono gli interessi imprenditoriali del favarese, in particolare quelli legati ai lavori di bonifica e dragaggio nei porti di Marinella di Selinunte e Scicli-Donnalucata. Secondo l’accusa, nel primo appalto – affidato alla Cosmak – il dirigente Teresi avrebbe favorito proprio la AN.SA Ambiente per il trasporto dei detriti in discarica. Una corsia preferenziale che avrebbe avuto come contropartita il pagamento di tangenti.

Il passaggio delle buste con i soldi negli uffici regionali

Il 18 marzo 2025 Vetro annunciava a un dipendente di doversi recare a Palermo per «il pagamento di Marinella». Parole che, secondo gli inquirenti, indicavano la trasferta per consegnare la tangente al funzionario pubblico. A metà mattinata le telecamere immortalano l’arrivo di Vetro insieme al fratello Salvatore. «La visione delle immagini – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare – dà conto del fatto che la consegna della busta avveniva seguendo modalità collaudate». Quella mattina, però, all’interno dell’ufficio di Teresi è presente anche un dipendente regionale.

Una presenza indesiderata che viene aggirata simulando un appuntamento in un’altra stanza. Il tutto in circa 60 secondi. Teresi e i fratelli Vetro escono dall’ufficio e il dipendente rimane solo nella stanza, per poi allontanarsi poco dopo. Eliminato l’ostacolo, Teresi e Vetro rientrano nell’ufficio in Regione e viene documentata l’ipotesi di corruzione, con il presunto passaggio di denaro. Mentre Salvatore Vetro resta fuori, apparentemente con il ruolo di vedetta per monitorare l’eventuale arrivo di altre persone.

Anche nel secondo appalto – quello per i lavori urgenti di manutenzione straordinaria dei fondali del porto di Donnalucata – torna in scena Teresi, nel ruolo di responsabile unico del procedimento. Il dirigente avrebbe proceduto all’affidamento diretto di un servizio, quello relativo al monitoraggio ambientale e agli oneri di accesso in discarica, alla AN.SA Ambiente riconducibile a Vetro. Una procedura che avrebbe impegnato il dirigente regionale persino alla vigilia di Natale del 2024, quando si sarebbe trovato a lavorare da casa, facendo gli straordinari e utilizzando l‘indirizzo email personale per inviare all’imprenditore di Favara la documentazione da firmare. «Buongiorno – si legge in un dialogo intercettato – le sto inviando via mail il documento, perché sono riuscito a fare la stipula… il documento da sottoscrivere».

La presunta tangente e lo zainetto nero

Il 9 luglio 2025 Vetro e Teresi si incontrano nuovamente in ufficio. «Si assisteva alla consegna – si legge nei documenti – di una prima tranche di denaro, poi quantificata in 5mila euro, da parte di Vetro e in favore del pubblico ufficiale». Soldi «certamente connessi all’appalto per i lavori urgenti a Donnalucata». Anche in questo caso, le telecamere immortalano una busta bianca che l’imprenditore estrae dalla tasca per consegnarla al dipendente pubblico, seduto in poltrona. Quel passaggio di denaro, però, secondo i magistrati di Palermo, sarebbe stato solo una prima parte della tangente. Il 20 agosto 2025 l’imprenditore avrebbe versato il saldo finale: 3mila euro riposti all’interno di uno zaino nero, sempre negli uffici dell’assessorato.


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