Etna StoryTeller, storie di uomini e vulcani Dagli anni ’70 a oggi il racconto degli appassionati

Un rapporto viscerale, quasi «animalesco», assaporato come un «ritorno alle origini». Trasmette una passione totale per l’Etna Claudio Scamarda quando parla del suo rapporto con il vulcano. Una sintonia nata negli anni ’70 e che prosegue anche oggi, ma «in maniera più rilassata, andando per i boschi». Originario di Mascalucia, 65 anni, Scamarda sarà, insieme al compagno d’avventura Saro Rosolia, dieci anni più grande, uno degli ospiti dell’evento Etna StoryTellerPrimo di una serie di incontri ideati dalle associazioni Zona3 ed Etna Walk sul rapporto tra il vulcano, gli appassionati e gli addetti ai lavori di ieri e di oggi. All’incontro di domenica – in via Etnea, a Mascalucia, alle 19.30 – prenderà parte anche Carmelo Ferlito, docente di vulcanologia al dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali dell’università di Catania.

«L’idea nasce per dare spazio a due persone che hanno fatto quello che facciamo noi oggi», spiega
Giuseppe Distefano di Etna Walk. Due mondi a confronto con in mezzo decenni d’evoluzione tecnologica che hanno portato da un lato allo sviluppo di materiali tecnici per l’abbigliamento e dall’altro a mezzi all’avanguardia per la fotografia e le riprese. Uno dei passaggi chiave dell’incontro sarà quello di mostrare il volto della montagna attraverso la passione di Scamarda e Rosolia per la fotografia e il video. Materiali inediti «come decine di diapositive che abbiamo digitalizzato – continua Distefano – e che faremo vedere comunque con il proiettore per lasciarne intatto il fascino, così come alcune videocassette che sono state convertite». Tra i numerosi inediti ci sarà anche un video realizzato da Drone fly report ed Etna Walk grazie a un drone che è passato sopra i crateri sommitali per la prima volta. «Quando facevamo le foto o realizzavamo i video noi, ovviamente non avevamo attrezzatura digitale – si sofferma Scamarda – Si faceva tutto a naso e il risultato si vedeva dopo settimane, trascorsi i tempi tecnici dello sviluppo».

Etna unseen – Flight Over Summit Cratersuna produzione Drone fly report ed Etna Walk

«Le nostre escursioni in quota – racconta Scamarda – si facevano con
jeans, scarponi e maglioni pesanti. Sopra restavamo anche la sera, per uno o due giorni. Le nostre barrette energetiche erano il vino, le schiacciate e il caffè e devo dire che riuscivano comunque a fare il loro effetto». Tra i ricordi rievocati con maggiore attenzione c’è anche «l’apertura improvvisa di tre crateri mentre eravamo in alto – continua Scamarda -. È stata una cosa straordinaria ma allo stesso tempo ricca di tensione perché non sapevamo dove andare, dovendo restare in balia della montagna». Un racconto che fa tornare d’attualità la vicenda dei divieti d’accesso alle zone sommitali che regolano la fruizione del vulcano: «Quando andavamo noi – spiega l’ospite di Etna StoryTeller – non esistevano queste restrizioni. Certo c’era il rischio di perderti allora come oggi, se non si era accorti, ma forse correvamo rischi maggiori perché facevamo delle cose spesso dettate dall’istinto».


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