Foto di Corrado Vigo

La crisi degli agrumi in Sicilia: tra ciclone e maltempo «diventa tutto marcio»

Un tappeto di agrumi per terra. Arance ancora sugli alberi che stanno marcendo. E quelle già raccolte che, nel giro di poche ore, rischiano di non essere più commestibili. Diventando, di fatto, invendibili. È la crisi degli agrumi in Sicilia: uno dei danni, forse meno visibili, del ciclone Harry e del maltempo continuo. Non solo strade, infrastrutture e case, insomma. A soffrire è tutto il comparto dell’agrumicoltura, con una stagione che sembra ormai compromessa. Impossibile fare la conta dei danni: da Catania a Lentini, passando per Fracofonte e l’area ionica, lo scenario è sempre lo stesso. La Regione Siciliana ha stanziato una prima somma di 5 milioni di euro, ma i fondi necessari saranno sicuramente a tre cifre.

Vento, pioggia e umidità eccessiva: il raccolto è compromesso

A fine gennaio, la Regione ha pubblicato un avviso per la segnalazione dei danni. Compresi quelli alle aziende e alle colture. Entro domenica scorsa, le imprese dovevano produrre la documentazione, rispettando alcune prescrizioni: un danno superiore al 30 per cento della produzione lorda vendibile e una necessaria perizia tecnica. Una stima non semplice in una situazione ancora in peggioramento. «A prescindere dagli agrumi che sono a terra, i frutti appesi agli alberi hanno subito dei danni sbattendo sui rami, a causa del forte vento», racconta a MeridioNews Giosuè Arcoria, agrumicoltore di Paternò, nel Catanese, e presidente del Distretto produttivo agrumi di Sicilia.

La breve vita degli agrumi siciliani

«Ci sono poi la pioggia continua e l’umidità, che causano un danno prima e dopo la raccolta», continua Arcoria. Nel giro di 48-72 ore, il prodotto «parte integro dalle aziende, ma diventa marcio». Da un minimo del 40 per cento, «fino al totale della produzione in alcune zone». Danni considerati ormai irrecuperabili. «La campagna agrumicola, di solito, finisce ad aprile – spiega il presidente del distretto -, ma quest’anno già a marzo rimarrà ben poco». Con la perdita di un mese e mezzo di lavoro per l’intero indotto, dagli autotrasportatori ai braccianti agricoli. Tra meteo e imprevisti che sono un rischio sempre presente in agricoltura. «Abbiamo avuto annate di grandine e cenere vulcanica – ammette l’imprenditore -. Ma io una stagione con così tanti fenomeni ripetuti non la ricordo». «La peggiore», dopo due anni di siccità.

Il distretto produttivo agrumi di Sicilia scrive al governo

Un vera crisi, quella degli agrumi in Sicilia, con conseguenze economiche a lungo raggio. «Molte aziende hanno investito in migliorie, partecipando ai bandi, e ora si trovano esposte con le banche – conclude Arcoria -. Sospendere tributi, rate e mutui è necessario». Un’istanza portata dal distretto produttivo agrumi di Sicilia anche sul tavolo del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Chiedendo di valutare «con estrema urgenza» la dichiarazione dello stato di calamità. A causa di perdite «ingenti e diffuse», che non interessano solo le province di Catania, Siracusa e Ragusa. Ma sono ormai visibili fino ad Agrigento, Enna e Palermo. Zone che richiedono ulteriori sostegni economici, «indispensabili – conclude Arcoria – per garantire la sopravvivenza delle aziende agrumicole colpite».


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