Cuffaro e il timore delle indagini: la richiesta a Uomo 4 per una macchina: «Sportelli… minchiate… controlla tutto»

I luoghi per gli incontri? Scelti con oculatezza. La presenza dei cellulari durante le riunioni? Bandita, anche in modalità aereo. E poi una macchina che doveva essere controllata. Totò Cuffaro aveva paura di finire sotto i fari della procura e per questo, insieme ai suoi più fedeli collaboratori, avrebbe adottato delle precauzioni precise. Di questo sono convinti gli inquirenti che al timore delle indagini hanno dedicato un intero capitolo dell’informativa sulla quale poggia l’inchiesta della procura di Palermo sull’ex governatore.

Il politico, già condannato per favoreggiamento aggravato alla mafia, secondo i pm sarebbe il vertice di un centro occulto di potere. Nomine, raccomandazioni, presunte tangenti ma non solo. Cuffaro insieme alla sua creatura politica, la Nuova Democrazia Cristiana, sognava, forse, addirittura un ritorno allo scranno più alto di Palazzo d’Orléans, sede della presidenza della Regione. Tra i luoghi monitorati, oltre alla casa dell’ex governatore, c’è l’esterno di un noto bar del capoluogo siciliano, una casa a Mondello e la famosa tenuta di campagna che il governatore possiede a San Michele di Ganzaria.

Telefoni spenti e la moglie di un indagato che chiede spiegazioni

Tra i tanti faccia a faccia monitorati c’è quello che vede protagonista Cuffaro e Mauro Marchese, rappresentante della società Dussmann e anche lui finito indagato per l’appalto all’Asp di Siracusa per il servizio di ausiliariato. I due si incontrano nello studio di casa dell’ex governatore il 19 febbraio 2024. Dopo i convenevoli di rito è Marchese a introdurre la questione gara d’appalto. L’uomo però viene quasi subito interrotto da un gesto di Cuffaro al quale il rappresentante della Dussmann replica dicendo «…no io non ce l’ho!». Condotta e risposta che, per gli investigatori, dimostrerebbe come Cuffaro sia «solito vietare l’introduzione di cellulari all’interno dello studio ove si intrattiene con i vari interlocutori».

Tra le precauzioni adottate dalle persone che incontravano Cuffaro c’era anche quella di spegnere i cellulari. Cosa che avrebbe fatto l’altro indagato appartenente alla Dussmann, ossia Marco Dammone. Il 14 maggio 2024, mentre è a casa di Cuffaro, i cellulari dell’uomo risultano entrambi spenti per circa 45 minuti. Ed è lo stesso Dammone a confermarlo alla moglie subito dopo avere ricevuto una telefonata in cui la donna chiedeva spiegazioni riguardo alla mancata reperibilità del marito. «Come mai?», chiedeva con insistenza. Dammone «con tono sommesso» ribadiva «…eh, li avevo staccati…», forse lasciando intendere che poi avrebbe spiegato di persona le motivazioni.

Uomo 4 e i controlli su una Mercedes

Mancano quattro giorni al Natale 2024 e Cuffaro incontra un misterioso soggetto, identificato nei documenti come Uomo 4. A lui l’ex governatore affida il compito di occuparsi della manutenzione di un veicolo che avrebbe messo a disposizione della famiglia ma, soprattutto, quello di controllare un suv Mercedes. Il mezzo in questione sarebbe stato abitualmente utilizzato da un architetto originario di Niscemi che spesso avrebbe fatto da autista all’ex governatore ma non solo. La macchina in questione, secondo le verifiche degli inquirenti, era intestata alla società S.C.S. Costruzioni srl con sede a Maletto e messa a disposizione dell’ex governatore. «Io sopra questa macchina non ci voglio salire più…lui ce l’ha… ma io non lo sapevo!», diceva Cuffaro a Uomo 4. Quest’ultimo subito lo avrebbe rassicurato: «La Mercedes stasera scura ndi mia già… e poi c’è la Mercedes là e gli dico… “dacci una guardata“… eh… minchia». Controlli che l’ex governatore, secondo la ricostruzione degli inquirenti, dovevano essere fatti in maniera approfondita: «Sportelli… minchiate… cose… controlla tutto». Probabilmente non si parlava di un tagliando ma il riferimento era ad altro.


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