Foto di Cope

A cu’ appatteni?: la domanda che racconta «le nuove generazioni di siciliani»

«A cu’ appatteni?». Letteralmente significa A chi appartieni?, ma è una domanda difficilissima da rendere dal siciliano all’italiano. Si può provare con espressioni tipo Di quale famiglia fai parte? Quali sono le tue origini? Da dove vieni? Quel che è certo è che al suo interno è contenuto il concetto di appartenenza in tutte le sue sfaccettature. Ed ecco che, proprio per questo, è il titolo scelto dal Cope-Cooperazione Paesi Emergenti – realtà nata a Catania nel 1983 e che, oramai, conta anche diverse sedi in giro per il mondo: in EuropaAfrica e Sud America – per una campagna territoriale di comunicazione sociale che riguarda «le seconde generazioni di migranti (cioè i figli di migranti nati sul territorio italiano, ndr) che poi altro non sono – spiegano dal Cope a MeridioNews – che nuove generazioni di italiani e, nel nostro caso di siciliani». Tanto che alla domanda A cu’ appatteni? rispondono tutti «Alla Sicilia!».

C’è Alì che ha 22 anni ed è nato e cresciuto a Catania da una famiglia marocchina che nell’Isola è arrivata più di 35 anni fa. Per la legge, Alì è diventato ciò che da sempre si sentiva, e cioè ufficialmente cittadino italiano, solo al compimento della maggiore età. «Di fronte a domande indiscrete o sguardi insistenti – racconta il ragazzo – per dimostrare la mia appartenenza a questo Paese, ho dovuto fare uno sforzo in più rispetto ad altri giovani». Flavia e Francela arrivano entrambe dal Madagascar, studiano all’Università di Catania e, nel loro percorso, sono incappate in diverse difficoltà burocratiche superate spesso grazie all’accoglienza e al supporto che hanno trovato alla Locanda del Samaritano. La struttura che nel capoluogo etneo offre un servizio residenziale in autogestione e che fa parte del progetto di comunicazione del Cope.

Anche Youssra, 24enne italo-marocchina, fa parte di quei 5323 studenti e studentesse stranieri (sia Ue che extra Ue, il 3,5 per cento del totale) che, nell’anno accademico 2023-2024 si sono iscritti nelle università siciliane. «Anche loro – affermano dal Cope – rappresentano il presente e il futuro della nostra Isola». Tra l’altro, oltre il 65 per cento degli studenti stranieri è nato, in realtà, in Italia. «Però, la normativa del 1992 basata sullo ius sanguinis li considera ancora stranieri»

Secondo i dati Istat del 2023, su 17.846 matrimoni celebrati in Sicilia, 1435 sono quelli in cui uno dei due sposi è straniero. Dietro numeri e percentuali, ci sono le storie che raccontano una realtà in costante crescita nei nostri territori. Amadou, Bruna e i loro figli, a Catania, sono una famiglia multietnica. «La diversità è una ricchezza», sottolineano gli attivisti del Cope che hanno coinvolto anche Aifcom – un’associazione di promozione sociale senza scopo di lucro che è punto di riferimento per tutte le coppie e le famiglie miste – in questa campagna di comunicazione che è nata durante un corso di formazione sul narrative change del progetto Tuas – Tutta un’altra storia. Nuove cornici narrative contro la discriminazione e l’odio (finanziato da Aics e promotore Cisv) con l’obiettivo proprio di narrare le realtà multietniche locali.


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