Anche la Germania ‘marcia’ verso il baratro della recessione

Tratto da Un’Europa diversa

Anche la Germania è a un passo dalla recessione. Ad agosto la produzione industriale è caduta del 4%, il dato peggiore dal 2009. A trascinare in basso gli indici è stato il crollo del 25% della produzione automobilistica. Bisogna tornare indietro di trent’anni, al giugno del 1984, per trovare una sbandata superiore (-52% per la precisione). Allora, le strade erano piene di tedeschi che scioperavano per ottenere l’orario a 35 ore di lavoro nell’industria. Insomma, una vita fa.

A poco serve, per smorzare la preoccupazione, il fatto che in parte i dati generali riflettano un differente calendario delle vacanze scolastiche estive (posticipate rispetto a luglio), che hanno ridotto l’attività produttiva. Ormai è qualche tempo che gli indicatori economici e le attese relative alla ripresa tedesca si sono indeboliti, alimentando le pressioni di chi chiede di abbandonare la linea del rigore imposta dal cancelliere Angela Merkel.

Difficilmente, però, Berlino ascolterà questi appelli. Anche la Germania, infatti, è convinta che la sua economia stia peggiorando per colpa dell’Europa, ma punta a schivare le accuse.

Secondo i tedeschi, la colpa della crisi è dei partners che non fanno i compiti a casa. Nessuna autocritica, nessuna assunzione di responsabilità. Nessun riconoscimento che se le vendite di auto sono crollate non è colpa delle cicale latine. Casomai il contrario: le politiche di austerità imposte da Berlino attraverso Bruxelles stanno impoverendo il resto dell’Eurozona. Con meno soldi a disposizione è evidente che italiani, francesi, spagnoli, greci non abbiano nessuna voglia di correre in concessionaria a ordinare una nuova Audi o l’ultimo modello di Bmw.

Così il solco dell’incomunicabilità diventa sempre più ampio. I soci del club euro, come sempre accade in un gruppo quando le cose vanno male, tendono a rimpallarsi le colpe. C’è da chiedersi quanto potrà andare avanti una barca i cui rematori, invece di battere il ritmo tutti insieme, passano il tempo a litigare. Non a caso il Fondo Monetario ha definito “nuvoloso” il futuro dell’Europa.

Vista la situazione più che di generiche nuvole bisognerebbe parlare di uragano.

Foto tratta da mondoeconomia.com


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