In Sicilia si torna a discutere di gestione pubblica dell’acqua

PARE CHE CI SIA UN’APERTURA DEL NUOVO ASSESSORE REGIONALE SALVATORE CALLERI. VIA I PRIVATI DAL SETTORE? SAREBBE ERRATO RIPORRE TROPPA FIDUCIA SULL’ATTUALE GOVERNO REGIONALE

Si è riaperta una interlocuzione tra il nuovo assessore regionale all’Energia ed ai servizi di pubblica, Salvatore Calleri, ed i promotori della proposta di legge di iniziativa Popolare e dei Consigli comunali per la gestione Pubblica delle Acque. La proposta di legge era stata accantonata dalla IV Commissione Ars lo scorso 13 giugno, in favore del disegno di legge del Governo a firma Crocetta-Marino che, secondo i promotori del ritorno alla gestione pubblica delle acque, consentiva sia la prosecuzione delle gestioni private in essere che nuove privatizzazioni.

Durante un incontro con il nuovo assessore lo scorso 11 giugno è scaturita, da parte dell’Amministrazione regionale, la disponibilità a rivedere il testo esitato dalla IV Commissione legislativa dell’Ars e l’invito per i promotori della legge Popolare/Consiliare a presentare un pacchetto di proposte di modifica, di cui l’assessorato si impegna a tener conto.

Ieri mattina, durante un nuovo incontro, si sono enucleati i nodi critici del testo che saranno oggetto di proposte di modifica. I promotori giudicano positivamente la riapertura del confronto con l’Amministrazione regionale, ma hanno sottolineato l’urgenza che in questa delicata fase non si acceleri in alcun modo su eventuali processi di privatizzazione del servizio idrico, anche in via transitoria, a nuovi soggetti privati.

Infatti sia in provincia di Palermo che di Siracusa, a seguito del fallimento annunciato dei gestori APS e SAI 8, sono in corso dei tentativi di affidamento a nuovi soggetti privati con modalità e termini sulla cui legittimità permangono diversi dubbi.

Il timore dei promotori è che mentre da due legislature il Governo regionale discute di una legge sull’Acqua Pubblica, si possano profilare soluzioni che, sulla scorta di un’emergenza abbondantemente preventivabile, facciano nuovamente ricadere sui cittadini i costi di scelte contrarie alla volontà popolare espressa in modo inequivocabile con i referendum del 2011.


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