Monte dei Paschi di Siena: Profumo e Viola restano al proprio posto

LO HA DETTO OGGI IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, SACCOMANNI, CON CORSO DI UN INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI

Si è svolto questa mattina a Roma l’incontro tra Segreterie Nazionali dei sindacati del credito e il ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, per discutere della vicenda Monte dei Paschi di Siena (MPS).
I sindacati hanno chiesto un colloquio riservato con il Ministro per avere rassicurazione sul futuro del Gruppo, all’indomani della frattura apertasi tra Fondazione MPS e management sull’aumento di capitale.

I fatti sono noti. I vertici del Monte dei Paschi – il presidente, Alessandro Profumo e l’amministratore delegato, Fabrizio Viola – hanno proposto una ricapitalizzazione con fondi privati. Ma i vertici della Fondazione MPS si oppongono, perché non vogliono perdere il controllo della banca.
Una vicenda quanto meno strana, perché, in questo momento, i debito del Monte dei Paschi sono superiori al patrimonio della stessa banca. E l’alternativa all’intervento dei privati non potrebbe che essere un intervento pubblico. Cosa che appare improbabile. In ogni caso, a maggio dovrebbero scoprirsi le carte.

Alla specifica domanda dei Segretari sull’eventualità che Alessandro Profumo e Fabrizio Viola domani formalizzino le proprie dimissioni, il Ministro ha detto che “non ci sarà nessuna radicalizzazione o esasperazione nel consiglio di amministrazione di domani”, lasciando intendere che i manager resteranno al proprio posto.
Saccomanni ha poi rassicurato le Organizzazioni Sindacali, sottolineando “la grande attenzione del Governo sulla vicenda MPS” e ribadendo “la necessità che il Gruppo acceleri questa fase transitoria per arrivare al più presto all’aumento di capitale”.

Precise e chiare le richieste avanzate dal Sindacato, come si legge nel sito della Fabi:

“Abbiamo chiesto”, ha spiegato a margine dell’incontro il Segretario Nazionale della Fabi, Giuliano De Filippis, “che il prezzo di questa improduttiva contrapposizione tra management e Fondazione e il ritardo nell’aumento di capitale non venga fatto pagare ancora una volta ai 28 mila lavoratori del Gruppo, che già, con grande senso di responsabilità, si sono fatti carico di notevoli sacrifici per il rilancio della banca”.
“Adesso chiediamo che dopo questa fase di ristrutturazione, affrontata in maniera responsabile dalle Organizzazioni Sindacali, si pensi finalmente a rilanciare il Gruppo nell’interesse dei cliente, dei 28 mila lavoratori e delle loro famiglie”.

 

Roma 13/01/2014

 


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