Giunta regionale, Schifani: «dossier ancora chiuso». Cosa farà Gianfranco Micciché?

Renato Schifani prova a gettare acqua sul fuoco, spegnendo così gli animi riscaldati non solo a causa delle temperature fuori stagione. «Sono impegnato – ha fatto sapere tramite una nota – nella gestione delle attuali emergenze della Sicilia e, per questo motivo, non ho ancora aperto il dossier che riguarda la formazione della giunta regionale di governo. A tempo opportuno, soltanto dopo la proclamazione degli eletti, prenderò in esame il fascicolo in questione. Pertanto, le ricostruzioni riportate sono frutto di pura fantasia e tendono strumentalmente a destabilizzare una fase delicata come quella che prelude alla costituzione di una giunta di alto livello». Già perché anche dopo le elezioni, il neo presidente della Regione deve mediare tra le forze della coalizione. Dopotutto, lo aveva già ampiamente annunciato lui stesso durante la campagna elettorale ribadendo di essere un uomo «delle Istituzioni» e di sintesi tra i partiti. Mediazione anche alla luce di quelli che sono, e che saranno, i risultati della spartizione degli incarichi a livello nazionale, nella formazione del nuovo Esecutivo, e nei ruoli di Camera e Senato. Se le indiscrezioni danno come prossimo ministro per il Mezzogiorno, l’ex governatore Nello Musumeci, un discorso a parte riguarda Gianfranco Micciché.

Il pupillo di Silvio Berlusconi in terra sicula, che è riuscito nella difficile impresa di garantire il funzionamento dell’ARS e “curare” i mal di pancia all’interno della maggioranza parlamentare che sosteneva Musumeci, non ha ancora deciso se rimanere a palazzo Madama o tornare a palazzo dei Normanni. Scelta che ha più volte rimesso nelle mani delle “necessità forziste” a Roma. Tra queste potrebbe rientrare anche la vicepresidenza del Senato per placare gli animi dopo l’elezione di Ignazio La Russa. Coincidenza vuole poi che in caso di sua permanenza nella capitale, Fratelli d’Italia troverebbe la strada quasi spianata per la presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana. Stesso discorso non varrebbe per l’assessorato alla Salute, tanto caro a Forza Italia come pure alla Lega Prima l’Italia.


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