Red Hot Chili Peppers

Raramente capita ad un critico musicale (“titolo” del quale non posso comunque forgiarmi) di sbilanciarsi nel recensire un disco, e forse è giusto che sia così.

Ma ci sono album che meritano un trattamento particolare, e Blood Sugar Sex Magik, quinto album di studio dei Red Hot Chili Peppers, è uno di questi.

Pubblicato nel 1991 sotto l’etichetta Warner Bros., è entrato sin da subito nel novero dei cd che non possono mancare ad un appassionato, per intenderci al pari di The Dark Side Of The Moon e di Ok, Computer (rispettivamente di Pink Floyd e Radiohead), dischi che hanno rivoluzionato il modo di rapportarsi alla musica, sebbene i generi non siano proprio vicinissimi a tal punto da essere paragonati.

A testimoniare l’alto indice di gradimento di Blood Sugar Sex Magik sono i quattro dischi di platino ottenuti solo negli States nei primi due mesi dall’uscita nei negozi, un buon numero di singoli estratti e un neverending tour che ha toccato anche Australia e Giappone e che ha visto nientemeno che i Pearl Jam a fare da apripista.

Delle 17 tracce presenti nell’album è difficile trovarne una che non sia all’altezza delle altre, sia perché il crossover ottenuto dall’incontro tra il funky di Flea (secondo i più uno dei migliori bassisti dei nostri tempi), il talento di Frusciante (chitarrista che a soli 19 anni conosceva a memoria tutti gli accordi del suo compianto predecessore Slovak) e l’energia di Smith (che alla batteria non ha per nulla fatto rimpiangere Irons) non era mai stato riscontrato né probabilmente si ripeterà in altri gruppi, sia perché ogni testo è carico di emozioni scaturite dall’esperienza personale: dal pezzo iniziale The Power Of Equality (I have a soul / That cannot sleep / at night when something / just ain’t right) a I Could Have Lied (I could never change / what I feel / my face will never show / what is not real), passando per la nostalgica Breaking The Girl, tra i singoli di cui sopra.

Il funky raggiunge il suo picco in Give It Away, mentre in Suck My Kiss retrocede leggermente in favore del rock. Per quanto riguarda Under The Bridge, accostata ad Imagine per capacità espressiva ed emotiva, ogni commento risulterebbe superfluo nonché restrittivo; di fronte a canzoni

come questa vengono in mente le parole che Vasco pronunciò riferendosi ad Albachiara: “canzoni così ti vengono una volta sola nella vita”. E forse, dopo aver ascoltato By The Way, ultimo album della band californiana (le cui tracce, per banalità e frivolezza, sembrano scritte dai Westlife), ci si rende conto di quanto ciò sia vero.


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