Il 2025 della politica siciliana: un 2024-bis, tra leggi da votare e promesse ancora da mantenere

Per la politica siciliana il 2025 sarà l’anno della posa della prima pietra del ponte sullo Stretto. Sì, lo sappiamo, abbiamo iniziato così anche l’articolo del 2024. I fondi però stavolta sono stati stanziati, quanto meno quelli che doveva mettere la Sicilia. Buona parte di questi saranno sottratti a interventi per il territorio: strade, ospedali, istruzione, ma dalla Regione trapela grande ottimismo. Ciononostante non escludiamo di dover iniziare allo stesso modo l’articolo sull’anno nuovo della politica regionale anche nel 2026. Sarà la volta buona? Questo non è dato a nessuno saperlo. Certo che se il centrodestra – che regge con ampia maggioranza il governo nazionale, quello della Regione siciliana e quello calabrese – non dovesse farcela neanche stavolta, ci sono ampissime probabilità che quest’opera ormai mitologica non veda la luce neanche in futuro.

Altro tema trasposto al 2025 dal 2024, ma anche dal ’23, ’22, ’21… è quello delle province. In ballo c’è una riforma – chiamiamola così – degli enti locali: testo lavorato, arrivato in Aula, rispedito indietro, poi rielaborato, smontato, rimontato e infine rimandato ancora in commissione Affari istituzionali. All’interno di questo testo c’è – o, meglio, c’era – ancora una volta il ritorno agognato delle province, rimosse nel 2012 in favore di liberi consorzi e città metropolitane. Ora, i passaggi in Aula sono stati tanti e sempre con lo stesso epilogo: testo bocciato o tutt’al più rimandato in commissione Affari istituzionali. Poi arriva sistematicamente il dictat da Roma, che ci ricorda che: no, non si possono reintrodurre le province così, in autonomia, ma bisogna attendere la cancellazione della riforma Delrio, che è nazionale e tocca al governo di Giorgia Meloni. Il punto è che la suddetta presidente del Consiglio ha al momento – un momento che dura da due anni – altri pensieri per la testa, e di abrogare la Delrio non se ne parla ancora. E allora che si fa? Si fissa una data per le elezioni di secondo livello – anche questa è prassi consolidata – per poi a uno o due mesi dal voto fare saltare tutto con la pretesa di poter fare una riforma regionale che reintroduca il voto diretto. E poi si ricomincia da capo: bocciatura, impossibilità, governo che invita al voto, ex province siciliane senza una guida politica da 12 anni. Che quest’anno diventeranno 13.

Il 2025 sarà anche l’anno del via ai lavori per i termovalorizzatori. O forse no. Anche lì il percorso è lungo, insidioso e pieno di accidenti. Anche in questo caso se ne parlava anche in riferimento al 2024 (’23, ’22, ’21… ). Ma Renato Schifani l’ha detto più volte: quella dei rifiuti sarà la sfida delle sfide per il suo governo. Vedremo che risultati ci saranno. E poi ci sarà da mettere in campo un impegno vero ed efficace contro la siccità. I fondi sembrano esserci, tante opere – si vedano i lavori di ammodernamento o anche solo di sistemazioni di invasi e condutture – possono essere cantierabili in poco tempo. Qui però non dovrebbe poter essere terreno di promesse, ma di fatti, perché se anche il 2025 dovesse essere come il 2024, rischiamo che l’anno venga ricordato anche per i funerali solenni dell’agricoltura siciliana, del comparto zootecnico e non solo. È il 2 gennaio e tante famiglie hanno ancora l’acqua razionata in casa: segnale più chiaro e allarmante di questo è difficilmente trovabile.

Sarà l’anno di Agrigento capitale della Cultura. L’inizio dei preparativi ha lamentato qualche inciampo, il presidente dell’Assemblea regionale, Gaetano Galvagno, si è preso carico personalmente di seguire la vicenda: l’occasione è troppo importante, fare una brutta figura potrebbe essere oltremodo deleterio non solo per il governo, ma per tutta la Regione. L’augurio è, quindi, che qualcosa si muova e che ci si cominci a organizzare come si deve. Ci sarà infine da registrare, ancora una volta la maggioranza, che se all’Ars incassa il presentat’arm di Cateno De Luca, stanco di fare opposizione – o di perdere deputati come foglie sugli alberi d’autunno, quasi sempre con destinazione centrodestra – paga ancora la fame di poltrone delle varie anime che albergano nella coalizione che popola palazzo d’Orleans. E c’è l’incognita del partito in bianco del trio Lagalla-Lombardo-Miccichè. Insomma, tanta, tantissima carne al fuoco, a cui si aggiungono viabilità, mobilità, lotta al caro voli, riforma dei consorzi di bonifica, leggi sulle energie rinnovabili e chi più ne ha più ne metta. E allora che dire: tanti auguri, anzi in bocca al lupo per questo 2024-bis che attende la politica regionale. Che il 2025 porti qualche norma in più, anche a costo, magari, di dover fare qualche nomina in meno. Chi vivrà vedrà.


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