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Foto di: Pd

Dentro il Pd s'invoca commissario non siciliano
«La direzione può anche essere autoconvocata»

Loredana Passarello

Politica – Oggi doveva essere il giorno della resa dei conti tra i dem, ma la direzione è saltata. Secondo fonti interne al partito, perché il segretario Fausto Raciti non vorrebbe dimettersi. Secondo Giuseppe Bruno, presidente dell'assemblea regionale bisogna fare in fretta per pensare «a una seria opposizione al governo di centrodestra»

Doveva essere un lunedì decisivo, invece è solo il primo lunedì di avvento. Non natalizio, ma di attesa che la direzione regionale del Pd venga riconvocata con data certa e il segretario nazionale Matteo Renzi, in Sicilia nel fine settimana per una tappa del suo lungo viaggio in Italia, affronti il problema del commissariamento del partito siciliano, reduce dalla sonora sconfitta elettorale alle Regionali del 5 novembre e segni una strada per superare quel malcontento interno che non permette al Pd di ricomporre i cocci e riorganizzare un’efficace opposizione al governo di centrodestra. La direzione regionale proprio oggi avrebbe dovuto aprire un articolato ragionamento sul futuro del partito siciliano, è stata invece revocata dal segretario Fausto Raciti e rinviata senza data

Secondo fonti interne al Pd, Raciti avrebbe ricevuto indicazione da Roma di convocare la direzione con le sue dimissioni sul tavolo. Il segretario sarebbe ormai sostenuto solo dalla corrente di Orfini, che vede Antonello Cracolici e Giuseppe Arancio deputati regionali e avrebbe anche l’appoggio dell’ex governatore Rosario Crocetta, ma contro di lui si muove tutta quell’area dem, di orlandiani e di ex bersaniani che avevano approvato la sua mozione nel 2014 portandolo alla vittoria contro il segretario uscente Giuseppe Lupo. A Raciti si rimprovera oggi di essere stato assente durante la campagna elettorale, di non aver gestito con determinazione la compilazione delle liste, né il rapporto con Crocetta, di non essere capace insomma di interpretare quel cambio di passo che serve in Sicilia. Eppure proprio Raciti, al momento della scelta del candidato governatore del centrosinistra, è stato uno dei pochi a manifestare dubbi sulla scelta di Fabrizio Micari. 

In ogni caso, oggi da più parti arriva la richiesta di dimissioni e un commissariamento breve che dia il tempo di ripartire dalle primarie e votare per il nuovo segretario prima delle elezioni politiche. «Un nuovo commissario che sia una figura super partes della segreteria nazionale, sicuramente non un siciliano», è una delle ipotesi interne che filtrano. Abbiamo chiesto cosa ne pensa Giuseppe Bruno, presidente dell’Assemblea regionale del Pd.

Un cambio di marcia nel partito passa necessariamente dalle dimissioni di Fausto Raciti?
«Guardi non voglio creare polemiche, non credo sia questo il punto».

Qual è il punto?
«Secondo me a distanza di più di un mese dalle regionali non è immaginabile che non sia stata convocata la direzione regionale per affrontare la situazione in cui versa il partito. Non dobbiamo arrovellarci in una discussione interna, ma capire come fare un’opposizione seria ad un governo di destra. Ecco, di questo dovremmo parlare e convocare la direzione in tal senso è urgente».

Torniamo al punto di partenza, dunque, ci sono delle responsabilità.
«Certo, c’è una responsabilità politica sul perché e sul come si sia arrivati al risultato delle regionali, non tutta da riversare su una persona, ma chi ha la responsabilità del partito deve essere consequenziale. Sento un malcontento da parte di simpatizzanti e iscritti, da parte di chi ci aveva dato fiducia alle elezioni del 2012. È paradossale ora discutere di colpe o di conte interne, mentre da oltre un mese siamo fermi e non ci si organizza per fare opposizione ad un governo che ha già iniziato ad emanare i suoi primi provvedimenti».

La direzione che doveva tenersi oggi è stata rinviata senza una data precisa, pensa che potrebbe autoconvocarsi?
«Il punto è cercare di risolvere i problemi senza arrivare a cavilli statutari. Basta un po’ di buon senso, la direzione la convoca il segretario, teoricamente si può fare l’auto convocazione ma occorre un numero qualificato».

Ieri l’inaugurazione a Roma di Liberi e uguali, movimento a cui hanno aderito tutte le sinistre, come vede questo momento politico? 
«Mah, mi sembra un'ottima occasione per continuare a farci del male, anche a livello nazionale così com’è stato a livello regionale. Rischia di essere una replica del contributo alla vittoria della destra che sono riusciti ad ottenere in Sicilia. Spero sempre nell’unità del centrosinistra e che si arrivi compatti alle elezioni politiche perché ci sono i margini per ricostruire l’identità del partito democratico della sinistra».

Crocetta a suo avviso è un capitolo chiuso o resta una risorsa nel Pd regionale? 
«Guardi non mi faccia dire cose che non voglio, sarebbe il solito giudizio sui cinque anni del governatore».

Qual è la cosa da fare subito, da cui il Pd regionale deve ripartire?
«Bisogna iniziare a far passare subito il messaggio che siamo il partito alternativo rispetto all'attuale governo, coinvolgendo la base e i cittadini sulle nostre proposte alternative. C’è ancora una visione diversa da quella della destra in Sicilia ed è su questa che dobbiamo lavorare e organizzarci per costruire un’opposizione seria».

Quando la prossima direzione regionale?
«Già detto, occorre un po’ di buon senso. Chi ha avuto in mano il partito non eviti di assumersi le sue responsabilità».