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Parla Cancelleri, dalla querela a Sgarbi al futuro
«A noi presidenza Ars, disponibili sulle leggi utili»

Salvo Catalano

Politica – Intervista al leader del M5s siciliano che apre su «norme buone, anche se fatte da altri». Ma precisa: «La condivisione deve partire subito, anche nella suddivisione delle cariche all'Ars». Torna sul caso Li Destri e sugli impresentabili. E giura: «Tra cinque anni fuori dalla politica, magari faccio il vino»

«Non abbiamo mai avuto problemi a votare leggi buone, anche se fatte da altri. È stato il nostro approccio cinque anni fa, all'inizio con Crocetta, e lo sarà anche ora. Ma la condivisione deve partire subito, anche nella suddivisione delle cariche all'Ars. E noi puntiamo alla presidenza dell'assemblea». Il presidente Musumeci è avvisato. Giancarlo Cancelleri in questi giorni è tornato a casa, diviso tra la sua compagna Elena, spesso presente nei discorsi in campagna elettorale, e i suoi genitori. Ma in realtà il leader del Movimento 5 stelle siciliano pensa alle prossime mosse. «Non si stacca mai, domani ci inconteremo con tutti i deputati del Movimento eletti all'Ars, una riunione informale ma in cui cominceremo a decidere le prime cose».

Ad esempio?
«Sceglieremo il nuovo presidente del gruppo all'Ars. Io non lo farò più, lascio spazio agli altri».

Anche perché tra cinque anni lei e tanti altri deputati riconfermati sarete alla fine del secondo mandato e dovreste lasciare la politica, stando alle regole del Movimento. Conferma?
«Assolutamente sì, e anche per questo nei prossimi cinque anni i nuovi entrati del nostro gruppo si dovranno scommettere e dovranno crescere». 

Vede tra di loro un nuovo Cancelleri?
«Vediamoli all'opera, ma non solo loro. Ci sono molti attivisti validi fuori dall'Ars». 

Torniamo alla campagna elettorale. Adesso che è finita, crede che ha avuto senso battere così tanto sul tema degli impresentabili, considerato che non esiste una legge per non farli candidare?
«Sì, lo abbiamo fatto nella misura giusta per sopperire alla stampa nazionale che non se n'è occupata. Solo adesso tutti parlano di Genovese e di De Luca, adesso che sono stati eletti. I siciliani andavano informati prima. Ma abbiamo parlato anche di programmi, mentre dai miei avversari non ho sentito un'idea». 

Eppure Musumeci avrebbe vinto lo stesso, seppur di poco, anche senza i voti degli impresentabili.
«Gli impresentabili sono stati determinanti. Musumeci era cosciente che avrebbero portato un centinaio di migliaia di voti e per questo se li è tenuti in lista. Io sono preoccupato». 

Per cosa?
«Perché sono tornati al governo quelli che la Sicilia l'hanno spolpata. Musumeci farà la fine di Crocetta, se lo friggono in un minuto, tutto verrà deciso da altri. Li conosciamo, perché dovrebbero cambiare adesso?». 

C'è una cosa che non rifarebbe?
«Rifarei tutto, forse qualche passo falso c'è stato, ma sempre dettato dalla buona fede. Abbiamo girato 200 Comuni, forse avremmo potuto girarli proprio tutti. Ma di una cosa sono contento: abbiamo fatto tornare a tanti siciliani la voglia di andare a votare». 

Dai dati dell'astensionismo non si direbbe.
«Dai flussi analizzati da Demopolis emerge che sui 720mila voti che ho ricevuto, 80mila li abbiamo recuperati da persone che cinque anni fa hanno votato centrodestra, 70mila da persone che nel 2012 non sono andate a votare. Per vincere alle Nazionali bisognerà raccogliere voti ovunque». 

I candidati del Movimento 5 stelle hanno raccolto in tutte le province ottimi risultati, a dimostrazione di un buon radicamento sul territorio. Cosa manca dunque per vincere davvero? Non crede che i paletti imposti dal Movimento (una sola lista e niente coalizioni) siano ostacoli difficilmente superabili?
«Non credo che il problema per vincere siano i paletti. La realtà è che ci sono mancati centomila voti. Sarebbe bastato che più gente fosse andata a votare, o che molti giovani siciliani all'estero fossero tornati per votare, e invece non lo hanno fatto per motivi economici. In ogni caso da questo voto è partita un'onda di entusiasmo impressionante».

Adesso che opposizione farete? Nessun dialogo o, come fu con Crocetta, disponibili sui temi che ritenete importanti?
«Il nostro atteggiamento sulle cose utili non cambia, siamo pronti ad accogliere le buone pratiche degli altri. Mi auguro piuttosto che gli altri abbiano la maturità di accogliere le nostre proposte. Siamo una forza di governo, non di opposizione. Certo è che la condivisione non si può fare se ti prendi tutto e fai capire che vuoi fare tutto da solo».

Puntate alla vicepresidenza dell'Ars?
«Puntiamo alla presidenza. Pretenderemo di avere dei ruoli, non come nel 2012. Con forza vogliamo essere nell'ufficio di presidenza dell'Ars. Musumeci deve capire che ha una maggioranza costruita su interessi di singoli deputati, che lo molleranno se questi interessi non verranno realizzati. Avere una guida superpartes rispetto a questi interessi potrebbe convenire anche a lui. Il muro contro muro, invece, può diventare un boomerang. Intanto partiamo male, nella mia vita non ho mai querelato nessuno. Verrò meno a questa buona pratica, ho già dato mandato ai miei legati di querelare Sgarbi». 

Perché?
«Mi ha accostato alla mafia perché parlo di energie rinnovabili. Ma lui, che ha lasciato un Comune sciolto per mafia (Salemi ndr) e che difendeva De Luca, si deve sciacquare la bocca. Con lui ci divertiremo in aula, anche se sono sicuro che durerà meno di Battiato». 

Torniamo alla campagna elettorale, lei era a conoscenza che Giacomo Li Destri (candidato a Palermo del Movimento 5 stelle) avesse un cugino imputato per mafia?
«Sì, ce ne ha parlato prima della candidatura. Ma Li Destri, per il lavoro che fa (imprenditore edile ndr), deve avere la certificazione antimafia, e lui ce l'ha. E poi ci ha spiegato di non avere rapporti col cugino da trent'anni». 

Certamente, ma nelle intercettazioni riportate dalla Procura di Termini alcuni indagati parlano di un incontro tra i due Li Destri per sanare una richiesta di pizzo. In questo caso ha creduto più al suo candidato che alle intercettazioni?
«Io credo ai carabinieri che hanno fatto le indagini e che hanno riconosciuto Li Destri come parte lesa, hanno appurato che quelle informazioni non sono vere: non solo non ha mai pagato il pizzo, ma non gliel'hanno mai chiesto».

Come valuta il ritorno della sinistra all'Ars con Claudio Fava?
«Bene, ma non perché è Fava. La presenza di nuove forze politiche, qualunque esse siano, è una ricchezza per tutti». 

Cercherà un dialogo con le altre opposizioni?
«Noi non abbiamo bisogno di aiuti. A differenza del passato, abbiamo anche i numeri per presentare una mozione di sfiducia da soli. Detto questo, dal Pd mi aspetto che non si svendano alla maggioranza come ha fatto il centrodestra. Noi, insieme a Fava e al Pd siamo 32. E, conoscendo gli eletti del Pd che negli ultimi anni sono stati all'Ars, so che saremo sempre presenti in aula. Voglio vedere se quelli del centrodestra saranno altrettanto presenti quando ci sarà da votare cose importanti. Diamo un anno di tempo a Musumeci per capire se ha voglia e potrà lavorare su argomenti seri». 

Qualcuno dice che se avesse vinto lei, sarebbe stato commissariato da Grillo. Lei è mai stato in disaccordo con lui su qualcosa?
«Sei in disaccordo quando qualcuno ti dice di fare qualcosa, ma lui non mi ha mai chiesto niente. L'ho sentito il giorno dopo del voto, era contento perché sa che abbiamo salito un altro gradino». 

Visto che conferma che lascerà la politica, tra cinque anni dove la troveremo? Cosa farà?
«Non ne ho la più pallida idea. Forse tornerò a fare il geometra, o forse mi metto a fare il vino, visto che mi piace molto. O forse ancora mi butto nella comunicazione politica. Saremo in tanti a doverci reinventare. Devo scegliere se tornare al passato o continuare a cambiare».