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Ars, Claudio Fava rimarrà tra i banchi di sala d'Ercole
«Resto a fare opposizione e difendere diritti in Sicilia»

Redazione

Politica – Il candidato di Cento Passi ha ottenuto l'unico seggio destinato alla sinistra. Alcuni avevano pensato potesse abdicare lasciando spazio al secondo arrivato, ma da Facebook il politico etneo assicura che il proprio futuro sarà nell'Isola. In cantiere l'apertura di una sede regionale: «Perché stavolta facciamo sul serio», assicurano dallo staff

«Resto qui in Sicilia». Claudio Fava toglie i dubbi di quanti, a scrutinio chiuso, si sono chiesti se il seggio all'Ars che spetta alla sinistra sarebbe andato al candidato presidente di Cento passi per la Sicilia - inserito anche come capolista - o se invece il politico originario di catanese avrebbe abdicato, in vista magari di una candidatura alle Politiche 2018. Una possibilità, quest'ultima, che in molti tra gli elettori che hanno dato la preferenza alla lista condivisa con Ottavio Navarra non si erano sentiti di escludere. A rassicurarli, però, è questa mattina lo stesso Fava. «Resto all'Ars, ad animare il progetto dei Cento passi, che non era solo il titolo di un film e che non è stata solo una campagna elettorale ma è un’idea, un cammino, qualcosa di cui prendersi cura tutti insieme - scrive il neo-deputato regionale -. Questo impegno è anche un privilegio, uno strumento, un tratto di vita in più che ci è stato offerto quando pensavamo di non averne più bisogno o voglia».

Fava commenta anche l'esito del voto regionale che se da una parte ha registrato del ritorno tra gli scranni del parlamento siciliano della sinistra dopo undici anni, dall'altra ha visto sfumare per poco la possibilità di ottenere un numero maggiore di seggi. «La sinistra torna alla Regione in nome di un progetto che da qui vuol rimettere fondamenta, guardare al Paese, dimostrare che in politica la coerenza è una risorsa, non una zavorra - continua il deputato -. Torniamo per fare opposizione al governo del centrodestra e sappiamo, e promettiamo, che sarà un’opposizione rigorosa, di merito, di proposta, di vigilanza. Torniamo per affrancare le nostre battaglie politiche dalle paludi dell’Ars, per riproporle con forza anche fuori dai palazzi, a una discussione quanto più possibile larga e condivisa. Torniamo alla Regione soprattutto per fare: perché anche dai banchi dell’opposizione si fa, molto, e ci si prende cura dei diritti di tutti».

Tra i motivi che avrebbero ridimensionato il consenso di Cento passi - con il dato regionale che ha superato il sei per cento - ci sarebbe soprattutto «una grottesca campagna sul voto utile che nelle ultime due settimane ci ha aggredito da tutti i lati (il Pd, i cinquestelle, perfino un pezzo della sinistra), come se in politica - affonda Fava - occorra sempre votare per ridurre il danno o per convenienza, mai per un’idea in cui si crede davvero». Il futuro per Fava potrebbe essere più roseo di quanto ci si potrebbe attendere, con il seggio all'Ars a fare da traino per quella ripartenza tanto invocata dalle anime della sinistra. «Sono veterano di tante campagne, ma non avevo mai incontrato una comunità così orgogliosa, così generosa, così tenace. Parlo dei candidati, tutti, che hanno messo fiato, sorrisi, fatica, senza mai risparmiarsi. Parlo di chi ha dato una mano da lontano, invisibile ma sempre presente», scrive Fava elencando i nomi dei collaboratori più vicini.

Il prossimo passo sarà l'assemblea regionale di Cento passi. Occasione che servirà per fare il punto dopo le elezioni, ma soprattutto per tracciare il percorso da fare qui in poi. Tra le ipotesi al vaglio ci sarebbe anche l'apertura di una sede regionale. «Che serva come punto di incontro ma soprattutto a dare prova di come stavolta si fa sul serio», commentano dall'entourage di Fava.