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Pd, deroga allo statuto per candidare Cracolici
Raciti: «Bisogno liste forti, poi parola a elettori»

Simone Olivelli

Politica – Il segretario regionale del Partito democratico spiega a MeridioNews la decisione - arrivata da Roma - di consentire all'assessore all'Agricoltura la possibilità di cercare uno scranno a sala d'Ercole per la quinta volta. Nonostante lo statuto preveda il limite massimo tre legislature. Ovvero non più di 15 anni

«Non è stata una decisione ad personam, ma una scelta del partito con un preciso scopo politico». Usa queste parole il segretario regionale del Partito democratico, Fausto Raciti, per spiegare la deroga all'articolo 26 dello statuto del Pd che, al comma 1, prevede l'incandidabilità per «chi ha ricoperto dette cariche per la durata di tre mandati». Ovvero 15 anni di Ars.

La questione ha un nome: Antonello Cracolici. L'assessore all'Agricoltura, con quattro legislature alle spalle, ha superato i tre lustri di rappresentanza all'Ars. Era infatti il 2001 quando venne eletto, per la prima volta, nella lista dei Democratici di sinistra. Successo riconfermato cinque anni dopo nelle file dei Democratici di Sinistra con Rita Borsellino, prima dei due mandati in quota Partito democratico. 

Cracolici, però, sarà tra i pretendenti a uno scranno nella nuova Assemblea in formato ridotto - da quest'anno i posti passeranno da 90 a 70 - e il motivo lo spiega Raciti. «Da Roma - spiega - è arrivata precisa indicazione di derogare al nostro statuto per consentire la creazione di liste forti. Abbiamo approvato all'unanimità l'ordine del giorno, nel corso dell'ultima direzione regionale del partito». 

Il segretario scherma le possibili accuse che potrebbero provenire dagli avversari. «Mi risulta che a livello nazionale il Movimento 5 stelle stia ragionando sulla possibilità di togliere il limite di due mandati - replica - e nel caso loro la riflessione non può neanche essere fatta, visto che sono entrati in politica dalla scorsa legislatura». Raciti ricorda poi che in ogni caso la scelta, pur rispondendo a logiche di partito, non imporrà scenari futuri. «Gli elettori alle regionali hanno la possibilità di esprimere la propria preferenza. Ciò significa - conclude - che qualora i cittadini riterranno eccessiva la presenza del singolo deputato all'Ars potrebbero scegliere di votare altri».