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Pasquasia, indagine sulla presenza di Cosa nostra 
«Tangente da 120mila euro per appalto di bonifica»

Salvo Catalano

Cronaca – La Procura di Caltanissetta ha fatto luce sull'assegnazione dei lavori e sulla loro gestione. Al centro dell'indagine Pasquale Gattuso, imprenditore calabrese, titolare di una società di Bergamo. Avrebbe fatto lavorare uomini vicini alla mafia locale. Due uomini del Corpo forestale non avrebbero controllato in cambio di soldi e auto

Cosa Nostra avrebbe fatto lavorare i suoi uomini alla bonifica del sito minerario di Pasquasia. Un appalto da otto milioni di euro vinto nel 2013 da una società di Bergamo, la Soc 1 Emme, su cui i carabinieri del comando provinciale di Enna hanno condotto approfondite indagini che hanno portato oggi all'esecuzione di undici misure cautelari a carico di altrettanti soggetti: tre persone sono finite in carcere, e a questi viene contestato anche il reato di concorso esterno in associazione mafiosa; cinque ai domiciliari e per tre è scattato l'obbligo di firma. Sono accusati, a vario titolo, di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti, associazione per delinquere finalizzata allo smaltimento di rifiuti tossici, peculato, frode nelle pubbliche forniture, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale, falsità materiale commessa da un privato e induzione indebita a dare o promettere. Tra gli undici ci sono infatti anche un dirigente regionale e un ispettore del Corpo forestale. 

Negli anni scorsi si è molto discusso di quanto è stato trovato all'interno della miniera dismessa e da più parti è stato avanzato il sospetto che vi fossero sepolte anche scorie nucleari. Un'ipotesi che oggi i carabinieri scartano. La Soc 1 Emme avrebbe dovuto portare avanti le operazioni di smaltimento e bonifica di cemento, amianto e materiali ferrosi. Il comando provinciale di Enna riferisce anche la presenza di «un ampio deposito di sali potassici, residuo della pregressa attività estrattiva, dotato di naturale bassa radioattività» e che non era oggetto dell’appalto. Ma, aggiunge, «ogni altra ipotesi riguardante ulteriori tipologie di rifiuti presenti nel sito - sottolineano dall'Arma - è risultata, in base ai plurimi sopralluoghi e studi fin qui svolti, priva di fondamento. Altri accertamenti sono, comunque, in corso».

L'indagine si è sviluppata, tra il febbraio 2013 e maggio 2014, tra la Sicilia e la Lombardia. Al centro c'è Pasquale Gattuso, imprenditore di origini calabresi, titolare della società di Bergamo vincitrice dell'appalto. Ma le irregolarità sarebbero iniziate già nel momento dell'assegnazione. Secondo gli investigatori Gattuso avrebbe pagato una tangente di 120mila euro, pari all'1,5 per cento del valore dell'appalto, al responsabile unico del procedimento, l'ingegnere Diego Mammo Zagarella. Tangente che sarebbe stata camuffata sotto forma di consulenza alla società Archgeoambiente per servizi di topografia e contabilità. Sono indagati per aver concorso a questa operazione anche Salvatore Costanza, 38enne di Palma di Montechiaro, ed Eugenio Vecchio, 47enne catanese ma residente a Porto Empedocle.

Le accuse però vanno oltre l'assegnazione dell'appalto e investono anche la gestione dei lavori. Gattuso avrebbe scelto come capo cantiere Giacomo Aranzulla, 60enne di Mirabella Imbaccari, per le conoscenze che vanterebbe. «Tale scelta - precisano i carabinieri - è stata dettata proprio in funzione dei più che decennali rapporti e conoscenze con imprenditori e soggetti mafiosi delle province di Catania e Messina mantenuti da Gattuso, soggetto in grado quindi di potersi agevolmente confrontare e rapportare sia con i fornitori di servizi, sia con soggetti vicini a contesti mafiosi del territorio ennese». 

Tra questi ci sarebbero i fratelli Berna Nasca, il 36enne Antonino e il 43enne Michele, imprenditori edili originari di Cerami. I due in passato sono stati coinvolti in indagini antimafia (il più grande nell'operazione Montagna della Direzione distrettuale di Messina sulla famiglia Rampulla di Mistretta) perché, ricordano gli investigatori, «indicati da numerosi collaboratori di giustizia quali appartenenti a una famiglia (intesa come parentela, ndr) da sempre vicina agli interessi sui pubblici appalti di rilevante entità delle famiglie di Cosa Nostra delle province di Enna, Catania e Messina». Per il capo cantiere Aranzulla e per i due fratelli Berna Nasca è scattata anche l'accusa di concorso esterno per aver agevolato Cosa Nostra delle province di Enna e Catania, con «l’assunzione di lavoratori, o favorendo l’impiego di ditte di trasporti vicine alle stesse organizzazioni criminali».

Uno scenario reso possibile grazie anche al mancato controllo di chi avrebbe dovuto, per conto della Regione Sicilia, custodire la miniera. La Procura accusa il commissario Gaetano Bognanni e l'ispettore Vincenzo Ferrarello, entrambi del Corpo forestale, di aver tradito il proprio mandato. Secondo gli investigatori, per chiudere entrambi gli occhi avrebbero chiesto e ottenuto dall'imprenditore Gattuso di conferire i rottami di ferro a un'impresa di loro conoscenza, concorrendo «al sistematico saccheggio e all'asportazione di ingenti quantità di rame e materiale ferroso». In cambio, avrebbero ricevuto 80mila euro. Al commissario anche una macchina Mazda Duetto MX5. Negli anni scorsi Bognanni, in quanto direttore del nucleo operativo provinciale del Corpo forestale, era stato incaricato dalla Procura di Enna delle indagini per la verifica di eventuali reati ambientali nell'ex miniera. 

Nel corso delle indagini, il 27 marzo del 2014, sono stati sequestrati 115 pallets contenti lastre di eternit per un totale di 106 tonnellate di pannelli, trattate in maniera difforme alle regole per lo smaltimento. Si trovavano nella zona industriale di Catania, nella sede della Zuccaro Trasporti, che era stata incaricata proprio dalla Soc 1 Emme srl di spedirle a Massa Carrara. Episodio che ha portato al sequestro preventivo della miniera di Pasquasia, poi revocato dalla Cassazione a seguito del ricorso di Gattuso. 

DESTINATARI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE

Giacomo Aranzulla, nato a Mirabella Imbaccari il 31/01/1956;

Antonino Berna Nasca, nato a Nicosia il 15/09/1980;

Michele Berna Nasca, nato a Catania il 23/09/1973;

DESTINATARI ARRESTI DOMICILIARI

Gaetano Bognanni, nato a Enna il 23/08/1962;

Vincenzo Ferrarello, nato a Enna il 22/07/1962;

Diego Mammo Zagarella, nato a Torino l' 08/03/1965;

Rosario Consiglio, nato a Piazza Armerina l'01/03/1956; per aver concorso nella concessione di false abilitazioni connesse ai patentini di primo soccorso, dietro illecito compenso.

Pasquale Gattuso, nato a Reggio Calabria il 01/01/1963;

OBBLIGO DI PRESENTAZIONE ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA 

Eugenio Vecchio, nato a Catania il 20/07/1969;

Salvatore Mammo Zagarella, nato a Favara il 18/06/1968;

Giuseppe Costanza, nato Agrigento il 27/07/1978.