Il sindaco di Gela espulso dal Movimento 5 stelle
Accuse: protocollo con Eni e no a taglio stipendio

Redazione

Politica – Con una nota viene ufficializzato quello che era nell'aria da ieri.  «È venuto meno agli obblighi assunti con l'accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento»

Il sindaco di Gela, Domenico Messinese, è stato espulso dal Movimento cinque stelle. La notizia era nell'aria dopo che erano stati estromessi dalla giunta tre assessori grillini. «È venuto meno agli obblighi assunti con l'accettazione della candidatura e si è dimostrato totalmente fuori asse rispetto ai principi di comportamento degli eletti nel MoVimento 5 Stelle e anche alle politiche ambientali energetiche e occupazionali più accreditate in ambito europeo. Pertanto si pone fuori dal Movimento, di cui, da oggi, non fa più parte», comunica in una nota il M5s Sicilia. 

Messinese era stato eletto lo scorso giugno, mettendo fine a 20 anni di amministrazione di centrosinistra. Ma l'idillio è durato poco. Le tensioni sono nate subito, a cominciare dalle decisioni sui rapporti con l'Eni. Poi era seguito il siluramento di Fabrizio Nardo, a cui si sono aggiunti, pochi giorni fa, quelli degli assessori Nuccio Di Paola, Ketty Damante e Pietro Lorefice. I tre erano dichiaratamente grillini, vicini al gruppo pentastellato critico rispetto all'operato della giunta, e allo storico meetup di piazza Salandra. «Uno vale uno – aveva detto Messinese – ma uno che non fa niente vale zero. Non prendo ordini né da Palermo né da Roma».

Parole che hanno portato alla definitiva rottura. «Messinese - denuncia il M5s Sicilia - non ha provveduto al taglio del proprio stipendio, nonostante il consiglio comunale di Gela abbia votato anche un atto d'impegno in questo senso, col fine ulteriore di generare un effetto domino normativo che avrebbe portato automaticamente alla riduzione delle indennità degli assessori e dei consiglieri». Quindi l'attacco proprio sui rapporti con Eni. «Ha avallato il protocollo di intesa tra Eni, ministero dello Sviluppo economico e Regione siciliana. Un accordo che il gruppo parlamentare all'Ars del M5s ha osteggiato con tutte le sue forze non solo perché in aperto contrasto con i sui principi, ma anche perché contrario alle più accreditate politiche di tutela ambientale, energetiche, occupazionali e di economia turistica. Il sindaco di Gela, invece di metterlo in discussione e bloccarlo, l'ha accettato consentendo l'avvio di attività di esplorazione e produzione di idrocarburi, con la perforazione di nuovi pozzi e la riapertura dei vecchi. In questo contribuendo a deturpare ulteriormente il paesaggio e compromettendo inevitabilmente l’equilibrio biologico delle acque costiere, oltre al grave danno derivante all'economia turistica della zona».

I deputati grillini ricordano come al protocollo d'intesa segua «la riconversione degli impianti per la produzione di olio di palma, per avviare i piani di recupero dei livelli occupazionali. Programmi vetusti - sottolineano - totalmente avulsi dalle politiche energetiche e ambientali dettate dai nuovi obiettivi europei e, di conseguenza, piani che si stanno rivelando completamente inutili».