Vito Gondola, dalla banda dei sequestri a Messina Denaro Vietati funerali per l’uomo che gestiva i pizzini del latitante

No ai funerali pubblici per Vito Gondola, ritenuto dagli inquirenti boss di Cosa Nostra. Il provvedimento di inibizione è stato firmato dal questore di Trapani, Maurizio Agricola. Gondola, considerato il capo mandamento della famiglia mafiosa di Mazara del Vallo, è morto mercoledì all’ospedale di Castelvetrano

L’anziano, meglio conosciuto come Coffa, aveva 79 anni ed era malato da tempo. Per gli investigatori era uno degli uomini più vicini al latitante Matteo Messina Denaro. Sarebbe stata proprio la primula rossa di Castelvetrano a metterlo a capo della cupola mazarese dopo la morte di Mariano Agate. Sarebbe stato lui a gestire la filiera dei pizzini indirizzati al latitante e sarebbe stato sempre lui a gestire il vasto giro d’affari che ruota attorno a Cosa Nostra trapanese, dagli appalti pubblici ai fondi europei. 

Il 79enne è stato arrestato dagli uomini della squadra mobile di Trapani, di concerto con i colleghi di Palermo nell’agosto del 2015, nell’ambito dell’operazione Ermes. Che ha portato a pesanti condanne nel rito abbreviato, ma proprio per i suoi problemi di salute la sua posizione venne stralciata. Il suo nome però circolava già dagli anni ’70. Atti giudiziari parlano della sua appartenenza alla banda Vannutelli, indicata come autrice di diversi sequestri in realtà ordinati dalla mafia. 

In un rapporto, firmato dall’allora capo della Mobile di Trapani, Giuseppe Peri e rimasto per decenni sepolto tra le carte della questura, si fa riferimento al coinvolgimento di Gondola nei sequestri di Nicola Campisi, di Luigi Mariano e dell’esattore siciliano, Luigi Corleo. L’affare più grosso gestito da U zu Vito è sicuramente quello per la realizzazione del parco eolico Vento di Vino, di Mazara del Vallo, come raccontano le carte dell’operazione Ermes. Le intercettazioni rivelano che fu proprio Gondola a far da paciere tra le due cordate che si contendevano il mega-appalto

Lorenzo Cimarosa, cugino diretto di Messina Denaro, poi divenuto collaboratore di giustizia, ha riferito che Gondola convocò una riunione per comunicare il suo verdetto, ovvero l’affidamento della maggior parte dei lavori alla cordata di imprenditori castelvetranesi. Gli investigatori hanno ipotizzato un suo ruolo anche nell’omicidio dell’imprenditore Marino, ucciso a fucilate il 31 agosto del 2013 a Marsala che si era mosso «in maniera scomposta – hanno scritto i pm – per fornire il cemento per i lavori del parco, entrando in contrasto con coloro che stavano effettuando la fornitura». Ma per quel delitto Gondola non è stato mai indagato. 

Un altro bussines gestito da Gondola era quello delle aste fallimentari. Secondo gli inquirenti, Gondola provò ad aggiudicarsi l’asta fallimentare relativa a una società appartenuta ai cugini Salvo di Salemi. E sempre Gondola si sarebbe adoperato per cercare un prestanome a cui intestare una pratica per la richiesta di finanziamento all’Ismea, ente che gestisce contributi europei per l’agricoltura per l’acquisto di alcuni terreni.


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