Urbanistica, Palermo ha ricordato Edoardo Caracciolo

Si è svolto nei giorni scorsi a Palermo, nell’Aula Magna della Facoltà di Architettura, un importante convegno sulla figura e l’opera di Edoardo Caracciolo, il primo cattedratico di Urbanistica in Sicilia e fondatore autorevole della Scuola di Architettura in cui si insediò e insegnò sin dal 1944 a soli 38 anni e fino alla morte avvenuta nel 1962.

I professori del Comitato organizzatore, Nicola Giuliano Leone, Marcello Panzarella, Ettore Sessa hanno svolto il ruolo di moderatori dei lavori, cui hanno partecipato un elevato numero di relatori, circa ventisette docenti dell’Università di Palermo tra i quali il Rettore Roberto Lagalla, il Preside della facoltà di Architettura, Angelo Milone, e il Direttore del Dipartimento di Architettura, Marcella Aprile e Giulia Bonafede.

Il secondo giorno i lavori sono stati introdotti da Cesare Ajroldi, Giuseppe Gangemi, Carla Quartarone con un attento regesto critico dell’insegnamento in architettura a cavallo degli anni Sessanta e Settanta del secolo passato, sul valore della didattica di Caracciolo e sul quadro dei primi anni della Facoltà di Palermo.

Emerge una figura di studioso innovatore a tutto tondo nei difficili anni dell’immediato dopoguerra nei confronti della concezione accademica ancora monolitica e succedanea di Basile che Caracciolo rifiutava.

Il primo insegnamento di Caracciolo, infatti, si svolse nell’anno accademico 1944-45 nella Facoltà di Agraria e riguardava il Corso di Costruzioni rurali. Da un’attenta analisi esegetica della Prolusione a questo Corso, condotta da Giuseppe Gangemi, viene evidenziata l’abolizione dei rigidi steccati delle appartenenze a discipline diverse e apparentemente molto distanti tra loro, come l’urbanistica e le scienze agrarie.

“Le due discipline – ha detto Gangemi – presentano per Caracciolo un importante punto d’unione in comune che è il territorio, da sempre oggetto scientifico di culto per entrambe le discipline e quindi una specialità assoluta nel gioco delle appartenenze didattiche. Il territorio per Caracciolo si valuta con una componente storica e una sociale che insieme definiscono il rapporto città-campagna, la cui conoscenza deve essere alla base della formazione universitaria prima e dell’esercizio professionale dopo”.

“L’attualità di Caracciolo – ha detto Gangemi – si coglie soprattutto quando egli denuncia il contrasto drammatico tra le condizioni critiche dell’abitare oggi (allora per Caracciolo ma anche oggi per Gangemi) in Sicilia e l’esuberanza di un programmazione tecnica e sociale condotta con metodi eccessivamente deterministici e regionali. Questo contrasto è estremamente pericoloso, perché si allontana dalle concrete e pragmatiche condizioni ambientali e storiche, prescindendo quindi dall’esigenza sociale che pure la giustificano”.

In questo rischio di perdita dei valori sociali per una programmazione dello sviluppo di tipo tecnocratico si rintracciano le radici primarie e dolenti dell’urbanistica e della pianificazione della città e del territorio contemporaneo, incapaci di cogliere il senso più profondo delle trasformazioni in corso.

 


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