UniCt: mancano le chiavi, Economia resta chiusa Polemiche sull’appalto di assistenza alla didattica

È arrivato a lavoro, ma al momento di aprire il portone del Palazzo delle scienze, sede del dipartimento di Economia dell’università di Catania, si è accorto di avere dimenticato le chiavi a casa. È successo questa mattina nella struttura universitaria di corso Italia, nel primo giorno in cui a occuparsi del servizio di portierato non sono i lavoratori della ditta Multiprofessional service bensì quelli dell’ateneo catanese. «L’unico inghippo di oggi», precisa Candeloro Bellantoni, direttore generale dell’università. «In realtà non è proprio così – afferma una lavoratrice – Ci sono stati diversi dipartimenti in cui le porte sono state aperte solo alle 8.30, e in qualche caso i sistemi di allarme sono rimasti a suonare per oltre mezz’ora». La questione va al di là dell’errore che ha lasciato per un’ora dipendenti fuori dagli uffici e studenti fuori dalle aule di Economia e dei disagi altrove, e torna indietro di qualche mese. A quando, cioè, è stato pubblicato il nuovo bando per i servizi di assistenza alla didattica. Alla ditta uscente, la Multiprofessional service, è subentrata la Pfe, nuova azienda. La gara, però, prevedeva una drastica riduzione delle ore di lavoro: da 240 a 140mila. A cui è seguita la riduzione del personale: così 45, degli originari 170, sono rimasti esclusi dal nuovo contratto e da questa mattina sono ufficialmente disoccupati.

«Non vogliamo che questa situazione rimanga senza soluzione», dichiara a MeridioNews uno dei non riassorbiti. Trentadue anni, sposato, lavorava per l’ateneo da due anni e mezzo. «Io, tutto sommato, sono fortunato: la mia famiglia è composta solo da mia moglie, non ho figli da mantenere. Ma ci sono colleghi, anche loro adesso a spasso, molto più grandi di me e con figli a carico». Le perplessità sue e degli altri 44 ex lavoratori riguardano, in prima istanza, l’operato dei sindacati: «Alcune sigle hanno stipulato un accordo tramite il quale sono transitate nella nuova impresa solo le persone assunte entro e non oltre aprile 2016». Cioè 125 su 170 impiegati. Dei quali alcuni con un contratto da 24 ore settimanali e altri, almeno in una prima fase, con un contratto da 14 ore. «Pensavamo che si dovesse salvaguardare il posto di lavoro di tutti: se si fosse optato per le 14 ore collettive, non ci sarebbero stati licenziamenti. Ma le sigle sindacali a questo non hanno voluto pensare». Dal canto suo, l’università di Catania ha proposto la creazione di una sorta di bacino d’ateneo: il corrispettivo universitario del bacino prefettizio di cui tanto si è discusso per gli appalti di Palazzo degli elefanti. In buona sostanza, si tratta di mettere i 45 licenziati in una lista alla quale attingere in caso di nuovi appalti. 

«Non c’è alcuna tutela, né c’è stata da parte dei sindacati nelle sedi opportune. Prima ancora che il prefetto siglasse l’accordo raggiunto (lo ripeto: senza il nostro consenso), i lavoratori riassorbiti sono stati convocati per le visite mediche e i corsi di formazione», prosegue il lavoratore. Per questo motivo, dalle 12 è in corso, in prefettura, un incontro con i rappresentanti sindacali, l’ateneo e i responsabili della subentrante Pfe. «L’ateneo non è intervenuto in dinamiche che attengono i rapporti tra i sindacati e la nuova azienda – spiega il direttore generale Bellantoni – Noi avevamo previsto il mantenimento di tutti i posti di lavoro, con un taglio orizzontale delle ore di lavoro. Poi è stato proposto un nuovo accordo e noi non ci siamo opposti». Se tutti gli impiegati lavorassero 14 ore alla settimana, gli stipendi mensili ammonterebbero a circa 370 euro al mese. «Abbiamo dato la disponibilità alla creazione di questo bacino, ma allo stato attuale l’università non prevede di esternalizzare altri servizi».

«Il fatto che il personale in più sia necessario – sostiene ancora il lavoratore – è evidente da un dato: è stato fatto un bando interno per trovare 70 lavoratori dell’ateneo che vogliano svolgere il servizio di portierato». Motivo per il quale, stamattina, ad aprire le porte di Economia doveva essere un dipendente di UniCt. «È vero – conferma Candeloro Bellantoni – Nessuno ha mai detto che il personale non servisse. Semplicemente, non ce lo possiamo più permettere. Affidare questo servizio al personale interno costa più o meno centomila euro l’anno, con il taglio delle ore nell’appalto dei servizi alla didattica risparmiamo circa 700mila euro l’anno. I trasferimenti dallo Stato diminuiscono, gli iscritti pure… Ora, senza offendere nessuno, vorrei dire: noi il dissesto dell’università di Catania lo vogliamo evitare».


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