Una poltrona per due

Fuori i secondi, sul ring Franco Poidomani e Nello Dipasquale per l’ultima settimana di campagna elettorale. La consegna delle liste degli assessori e degli apparentamenti ha svelato le ultime carte.

Nella Casa della libertà, Nello Dipasquale non si sente al sicuro. Chiara l’indicazione di una parte della coalizione che non guarda con fiducia alla sua elezione. Palesi gli scontri interni alle correnti di Forza Italia e dell’UDC. La scelta di stringere un’alleanza con il candidato sconfitto Vicari che pure porta in dote un numero di preferenze molto risicato, denota il serio timore che il calo fisiologico di voti che si verificherà al ballottaggio possa trasformarsi in una emorragia. Il vantaggio di 4.000 preferenze da mantenere lascia qualche speranza a Dipasquale, che può anche contare su una ragusanità tutto sommato a lui benevola e su un Consiglio in cui il centrodestra sembra comunque avere la maggioranza a garanzia di un minimo di governabilità, ma meglio mettersi al sicuro, avranno pensato nell’entourage del giovane candidato.

Molto più complessa la situazione nel centrosinistra di Poidomani. L’intenzione che si profilava con sempre maggiore nettezza è stata rispettata. Nessun apparentamento con la Margherita e le liste in appoggio a Giorgio Massari.

La decisione si presta ad una duplice chiave di lettura. La prima è politicamente nobile e sensata. Tenere, cioè, fede ad un impegno preso con gli elettori e con la coalizione ed evitare l’errore del 2003 quando l’ingresso in giunta di Antonio Di Paola, avvenuto proprio in sede di ballottaggio, rappresentò l’inizio della fine per Solarino. Sarebbe una scelta che confida comunque nella volontà degli elettori moderati di sinistra di non voler affidare la città al centro destra. Una volta eletto Poidomani, con tranquillità, si potrebbe ricominciare ad intessere il dialogo con la componente moderata e cattolica, magari in vista delle vicine elezioni per il rinnovo della Giunta Provinciale o di un futuro rimpasto di governo al Comune. La seconda ipotesi è più maliziosa e politicamente scorretta. Secondo alcuni, rinunciare ai voti di Giorgio Massari e consegnare con ogni probabilità la vittoria alla Casa delle Libertà, non sarebbe un male assoluto. Visto l’ottimo successo ottenuto dai DS (ben sei consiglieri) e anche da Rosa nel Pugno, Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista, la Margherita  si troverebbe all’interno del consiglio in posizione di netta minoranza, quasi esclusa da qualsiasi potere contrattuale (ha di fatto perso la metà dei voti e dei seggi). Con la componente dei moderati così in crisi in città, sarebbe più vicino a realizzarsi il sogno laico della sinistra europea che il Sen. Battaglia vagheggia da un pezzo e al cui altare si potrebbe sacrificare un sindaco.

Le due squadre assessoriali brillano per anomalie: il centrodestra fa posto a Cosentini e Battaglia che erano stati tagliati fuori dall’attività politica per volontà popolare dopo la bocciatura alle Regionali e che, però, non si sono sottoposti al giudizio dei ragusani alle Comunali.

Nel centrosinistra troviamo Franca Carpintieri nella medesima situazione che lei stessa criticò ferocemente durante il governo Solarino. Si trova assessore designato senza che la sua lista sia riuscita ad eleggere un consigliere. Ma la politica e i ragusani hanno la memoria corta.

Un ultimo sguardo alla composizione del consiglio comunale. Se per un assetto definitivo dei seggi dovremo aspettare l’elezione del primo cittadino (in caso di vittoria di Dipasquale rischiano Rifondazione Comunista e Uniti per Ragusa a favore della lista Dipasquale e di Alleanza Popolare), il dato che risalta riguarda la presenza di numerosi giovani (e anche giovanissimi) eletti, un segnale positivo se visto in termini assoluti. A voler tuttavia guardare nuove e vecchie personalità, a parte tre o quattro nomi, la qualità generale del consiglio sembra sotto la soglia dello sconforto.

Moltissimi, tra l’altro, i consiglieri confermati anche a fronte di una palese inadeguatezza. Nei tre anni del governo Solarino si sono prodotte poche delibere e molte dispendiose riunioni di consiglio e commissioni (il paragone con la città di Treviso che nella metà delle riunioni ha prodotto il doppio degli atti rispetto a Ragusa, è sotto gli occhi di tutti).

Tanti dei consiglieri hanno brillato per una totale assenza nel farsi portavoce di istanze, critiche, proposte. La quasi totalità li ritroviamo eletti a suon di centinaia di preferenze. È il sintomo di un voto che definire clientelare sarebbe azzardato solo perché, invece, è determinato da analfabetismo politico. Il consigliere viene eletto perché amico, dispensatore di qualche minimo favore, utile sbriga faccende. Temo che dovremo ancora aspettarci il rock e il lento di Adriano Celentano come massimo riferimento culturale dei nostri rappresentanti a palazzo dell’Aquila.

 


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