Una città allo sbando

Forse è il momento di fare una riflessione seria. Forse è venuto il momento di chiedere con forza che ci sia restituita la nostra vita normale. Il diritto di essere cittadini in una città che funzioni. La guerriglia di venerdì, l’agguato a Filippo Raciti, i disordini dopo il derby sono soltanto la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

E’ ora di guardarci in faccia: Catania è una città in piena emergenza. Non ci credete? Esagero? Basta girare il sabato sera, ma non soltanto, con le strade e le piazze della città infestate da gruppi di bulli che insultano, molestano, picchiano, senza motivo alcuno chiunque passi. Basta chiedere ai commessi dei grandi magazzini, ai proprietari dei negozi, ai padri che ogni volta di più cominciano ad aver paura per l’incolumità dei propri figli.

Siamo tornati ad un periodo buio di più di 20 anni fa, quando dopo le nove di sera scattava il coprifuoco.
In questo quadro sconfortante, in cui Catania assomiglia sempre più alla Napoli più deteriore, la risposta delle istituzioni è assolutamente inadeguata, i politici che amministrano il Comune, ma anche l’opposizione che brilla per la sua assenza, i rappresentanti dello Stato, Prefetto e Questore in testa, tutti sembrano vivere con spensierata inconcretezza  un tempo che avrebbe al contrario assolutamente bisogno di interventi radicali, decisi, rapidi e concreti.

Sia chiaro, non mancano e non sono poche, le persone che vogliono un riscatto, che cercano di darsi da fare per dare una sterzata all’autobus impazzito. Ma quello che manca in assoluto è un progetto, di ripristino della normalità prima, di intervento alle radici del malessere sociale che nutre di odio le nuove generazioni poi.

Ci vorrebbe un sogno, ma forse basterebbe una prospettiva.


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