Un urlo nella quiete

(…) Io già non ero come altri erano, né vedevo come gli altri vedevano. Tutto quello che amai, io l’amai da solo”. Le dure parole dello scrittore inglese Edgar Allan Poe aprono una storia che apparentemente può sembrare come tanti altri racconti, legati ad un crudele e inconsapevole destino che li accomuna tutti: l’infanzia che viene violata silenziosamente dalla vita stessa. Una vita, quella di Emma La Spina, che per molti anni le ha negato la felicità.

Sabato 16 gennaio, presso la libreria “MondoLibri” di Catania, l’autrice ha presentato “Il suono di mille silenzi”, un lavoro che ha già fatto discutere, riuscendo a colpire l’animo di numerosi lettori. A presentare l’incontro è stato l’avvocato Giuseppe Lipera, che ha sottolineato la “grandezza di una narrazione che non può non lasciare attoniti”, e che è stata mostrata al pubblico con la lettura di alcuni brani significativi tratti dal libro, a cura della regista e attrice Francesca Barresi.

Il suono di mille silenzi” narra la vicenda autobiografica di Emma La Spina, lasciata a se stessa da bambina e abbandonata da chi l’ha messa al mondo, costretta a vivere in un collegio dove le violenze psicofisiche erano all’ordine del giorno. Un luogo, racconta l’autrice, dove delle donne senza scrupoli, nonostante indossassero l’abito monacale, praticavano qualsiasi tipo di maltrattamento nei confronti di bambini infelici, dimenticati da chi non poteva dimenticare. Ad alimentare il silenzio – uno dei temi focali del libro – contribuiva l’indifferenza del mondo esterno, che non ha mai voluto vedere al di là dell’apparenza. Solo a diciotto anni – raggiunta la maggiore età – Emma viene catapultata fuori dal collegio, in un mondo senza scrupoli, dove dovrà cavarsela da sola, senza alcun aiuto o protezione.

L’incontro ha rappresentato un’ulteriore occasione per ribadire la forza di una donna che è riuscita a farcela, nonostante tutto. “Ci vuole molto coraggio per vincere se stessi; Emma La Spina ce l’ha fatta, e questo deve essere un esempio per tutti noi”, ha affermato Giuseppe Lipera, sottolineando con disappunto la grave assenza delle istituzioni, che avrebbero potuto intervenire in una “tragica vicenda umana di cui molte donne, accomunate da un simile passato, ancora oggi portano i segni”.

La lettura di alcuni episodi più significativi del libro, dalla scommessa dei panzerotti alla scoperta del cognome a scuola, ha coinvolto i presenti, che ne hanno apprezzato l’espressività stilistica e la forza, quella che serve per andare avanti, per vincere e accettare le debolezze di noi stessi. “Nella stesura del mio racconto ho cambiato tutti i nomi reali – tutti – tranne il mio”, afferma l’autrice. “La prima volta che lo sentii pronunciare fu nel dormitorio del collegio, e da lì mi ha accompagnata per tutta la mia esistenza. Dentro di me ho pensato che non fosse giusto cambiarlo, perché fa parte di me e di quello che sono oggi”.


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