Il turismo negli Iblei parla straniero: «Qui niente mordi e fuggi, ma servono connessioni»

Scicli regina dell’estero, Ragusa conquista gli Usa, Modica incanta le famiglie polacche e la Norvegia irrompe a Santa Croce Camerina. «Il turismo negli Iblei parla straniero», sintetizza a MeridioNews Maurizio La Micela, presidente dell’associazione Forum operatori turistici. «Dai dati che abbiamo analizzato emerge che non è un’esperienza mordi e fuggi che segue le tendenze del last minute». Tutt’altro. «Qui visitatori e turisti stranieri – sottolinea – si trasformano sempre più spesso in residenti».

Il turismo straniero negli Iblei

«Quattro territori con quattro anime diversa ma un’unica trazione internazionale», aggiunge il presidente del Forum operatori turistici. Analizzando i dati che «restituiscono un mosaico di straordinaria complementarità». Nei quattro Comuni del Ragusano, nei primi sette mesi del 2026, si sono superate le 487mila presenze turistiche. Per la prima volta, gli Stati Uniti (8 per cento) diventano il primo mercato estero di Ragusa, scalzando la storica leadership tedesca. Scicli si conferma la regina dell’internazionalizzazione (quasi il 50 per cento di presenze estere) e Modica si distingue per l’equilibrio del suo portafoglio estero con la Polonia (4 per cento) tra i mercati di punta. A Santa Croce Camerina, invece, spunta l’effetto sorpresa con la Norvegia (che sfiora il 4 per cento) al secondo posto tra gli stranieri. «Numeri che – sottolinea La Micela – ci proiettano tra i poli più dinamici del Sud Italia».

Sempre più turisti diventano residenti

Scicli registra la permanenza mediana più alta a luglio con 4,5 notti. Ma le vere eccellenze sono nelle nicchie: agriturismi a Scicli con 26 notti di media e campeggi a Ragusa con 25 notti. Locazioni più brevi si registrano, invece, a Santa Croce (6,68 notti) e turismo rurale a Modica (con 6,21 notti). «Dati che dimostrano – sottolinea il presidente del Forum operatori turistici – come l’offerta stanziale, quando c’è, trasformi il mordi e fuggi in esperienza profonda». Talmente tanto che alcuni, da visitatori, diventano nuovi residenti. «A Scicli, nell’ultimo anno, ci sono 300 nuovi residenti. Sono turisti arrivati da noi soprattutto attraverso il percorso di Montalbano». Una tendenza nella scelta delle mete siciliane che, dopo anni, continua a mantenersi piuttosto stabile.

Il contrario del last minute

«Molti dei turisti, comunque, non si limitano a un veloce tour. Attirati dalla bellezza del territorio e dal contesto culturale – spiega La Micela a MeridioNews – decidono di restare per vivere la vita lenta». E non solo, scegliendo anche di investire: acquistando e ristrutturando case «in cui poi rimangono ad abitare anche per una buona metà dell’anno». Tutto parte già dal momento della scelta. «Tra i dati più interessanti che abbiamo analizzato – dice il presidente del Forum – c’è quello che riguarda la pianificazione delle prenotazioni online». In media, i turisti che scelgono il territorio del Ragusano prenotano un alloggio circa 90 giorni prima dell’arrivo. «E abbiamo notato, in alcuni casi, anche picchi di prenotazioni con 300 giorni d’anticipo. Quello degli Iblei, insomma, non è un turismo last minute», afferma La Micela.

Il turismo di prossimità

«È vero che negli Iblei l’estero traina, ma il turismo di prossimità è un pilastro fondamentale per la continuità stagionale. Perché – sottolinea La Micela – crea stabilità economica, lavorativa e di valore». A darne la cifra è stata, per esempio, la festa di San Giuseppe a Scicli. «L’occasione che apre la stagione Iblea e che ha fatto registrare – analizza – una forte affluenza di persone, soprattutto da Catania e Palermo. Bisogna investire anche su questi bacini: guardare solo all’estero sarebbe miope». Una visione altrettanto limitante, per il presidente del Forum operatori turistici, sarebbe anche «fondare il turismo negli Iblei solo su architettura e mare». Leve strategiche per la valorizzazione e l’attrattività del territorio che da sole, però, non sono sufficienti.

La connessione tra costa e barocco

«La nostra sfida – anticipa La Micela – è trasformare questi volumi in sviluppo duraturo. E, per farlo, bisogna collegare costa e barocco con una mobilità integrata e sostenibile. Il turista arriva, ma resta se trova un sistema fluido, valido e accogliente». E in questo senso ci sono ancora molti passi da compiere. «Stiamo puntando sulla connessione fisica e culturale tra litorale e area barocca», spiega il presidente. A partire dal miglioramento della viabilità secondaria, «con un’idea di mobilità integrata e sostenibile (mezzi pubblici efficienti, piste ciclabili e percorsi naturalistici) in grado di moltiplicare il valore di ogni presenza».


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