Trivelle, Renzi attacca sul referendum «Significa migliaia di licenziamenti»

«La proposta che arriva dal referendum è quella di bloccare tutto. Questo significa migliaia di lavoratori in meno, è un controsenso». Il presidente del Consiglio Matteo Renzi inizia, ai microfoni di Rtl, la campagna referendaria sulle trivelle. La data è ancora da decidere ma tutto il Paese verrà chiamato a esprimere la sua opinione su un unico quesito, riguardante l’abrogazione della norma sulla durata delle concessioni. Che al momento prevede che i permessi e le concessioni già rilasciati abbiano la «durata della vita utile del giacimento». Adesso, però, con il parere positivo della Consulta, i cittadini potranno votare per abolire la norma.

Renzi la legge così: «Il tema delle trivelle è totalmente cancellato: rimane un unico punto. E cioè negli stabilimenti dove già sono in corso estrazioni da giacimenti di gas o petrolio off-shore, e stiamo parlando essenzialmente di Emilia Romagna e Sicilia, e di alcune migliaia posti di lavoro, il meccanismo attuale è che finché c’è il giacimento si va avanti. Ma non sono nuove trivellazioni. Sono quelle già in corso. Chi propone il referendum dice di bloccare tutto alla prima scadenza utile, ma non si può bloccare a metà l’estrazione in nome di un principio ideologico. Questo significa migliaia di licenziamenti. Mi sembra un controsenso bloccare a metà l’estrazione in nome di un principio ideologico».

Il dibattito attorno alle trivellazioni nei mesi scorsi era stato molto più ampio, sintetizzato poi nei sei quesiti proposti da nove regioni, tra cui non c’è la Sicilia, dopo il voto contrario dell’Ars. Ma cinque dei sei quesiti sono stati annullati dopo che il governo ha modificato le norme in materia con l’ultima legge di Stabilità. «C’è stata una discussione lunga – commenta Renzi -, il governo aveva proposto di fare ricerche in mare perché tutti le stanno facendo. Le regioni ci hanno chiesto di tornare indietro e abbiamo trovato un punto di equilibrio nella legge di stabilità». Modifiche che hanno rappresentato una mezza marcia indietro del governo nazionale, ma che non hanno convinto il movimento No Triv. 


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