Trivelle, ambientalisti contro il nuovo sito del Mise «Riduzione dei dati aperti minaccia la trasparenza»

La trasparenza sacrificata in nome della sicurezza informatica? Da mesi è questa la domanda che serpeggia tra molti degli attivisti No-Triv siciliani ed è rivolta alla nuova versione del sito della Direzione generale per la sicurezza anche ambientale delle attività minerarie ed energetiche – Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse. Con una sigla: Dgs-Unmig. 

Nel mirino c’è la riduzione delle informazioni messe a disposizione dei cittadini sul ramo della pubblica amministrazione che fa parte del ministero per lo Sviluppo economico, guidato da Luigi Di Maio. L’allarme è scattato a metà novembre. «Un giorno mi sono collegato al portale per fare un’operazione che sono sempre stato solito fare, cioè monitorare la situazione riguardante i permessi in mare – racconta Mario Di Giovanna, del comitato Stoppa la piattaforma di Sciacca -. Solo che mi sono accorto subito che alcune pagine non funzionavano più e rimandavano alla homepage». Alla richiesta di chiarimenti, un tecnico del Mise ha spiegato che la situazione era riconducibile a «problemi di sicurezza informatica», assicurando che tutto sarebbe tornato alla normalità in tempi brevi. 

In effetti il 4 gennaio, il Mise ha annunciato la messa online della nuova versione del sito Dgs-Unmig, presentandolo come il frutto di una «manutenzione programmata con l’obiettivo di migliorare il servizio e allinearlo a standard più avanzati». Le cose però per gli ambientalisti non sono cambiate, anzi si è rafforzata la sensazione secondo cui la ristrutturazione informatica abbia coinciso con una parziale chiusura dei dati messi a disposizione. Della questione si è interessato anche Angelo Bonelli, il presidente dei Verdi. «A fine gennaio ho presentato un esposto alla procura di Roma per denunciare i fatti, in un momento in cui al vaglio delle commissioni parlamentari si discuteva di emendamenti sulle trivellazioni presentati da Lega e M5s per salvare le istanze di concessione pendenti al ministero», ricorda. Da allora il decreto Semplificazioni è stato convertito in legge e prevede che chi ha già un’autorizzazione per trivellare sia esonerato dalla moratoria di 18 mesi. 

Le cose, invece, sono rimaste uguali per quanto riguarda la fruibilità del sito Dgs-Unmig. «Rispetto a prima sono scomparsi o sono difficilmente consultabili numerosi dati – continua Di Giovanna -. Prima era possibile ricavare informazioni sullo status economico, le concessioni e le istanze presentate dalle società, la produzione di idrocarburi e le royalty versate, e navigare tra gli stessi facendo ricerche incrociate con dei semplici click. Adesso, questi dati sono difficilmente raggiungibili perché spezzettati in numerosi file di testo o fogli di calcolo e anche le mappe interattive, da pochi giorni pubblicate sul sito, non consentono queste ricerche incrociate. Per esempio – va avanti l’attivista – non è più possibile, partendo dal report riepilogativo della singola concessione, accedere con un click alla storia delle piattaforme collegate, alle foto, ai pozzi con i dati di produzione, così come non è possibile direttamente fare ricerche per zone di mare o accedere facilmente al numero e alla tipologia di concessioni rilasciate alla singola società o, ancora, consultare la gazzetta ufficiale dei provvedimenti concessori relativi al titolo». I rilievi degli ambientalisti riguardano anche altri aspetti. «Non riusciamo, inoltre, a trovare nel sito i massimari della commissione per gli idrocarburi e le risorse minerari e altri dati storici. Stesso discorso per i dossier relativi alle royalty, la geologia dei pozzi e gli effetti sull’ambiente degli airgun».

Dalle parti del ministero, però, la valutazione è diversa. Contattata da MeridioNews, la segreteria della dirigente generale di Dgs-Unmig, Emilia Maria Masiello, fa sapere che «il sito è in continuo aggiornamento e si segnala che, tra l’altro, nel mese di aprile alcune parti hanno avuto un significativo aggiornamento sulla fruibilità e livello di open data». A escludere altre motivazioni è anche lo staff del ministro Di Maio: «La questione è stata di natura tecnica, relativo al rischio che il sito potesse essere oggetto di attacchi da parte di hacker. Tutto qui, nessuna volontà politica». 


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