Trapani, audizioni della commissione regionale Antimafia Fava: «Preoccupa prossima uscita dal carcere dei boss»

Una mafia forte, capace di infiltrarsi nella pubblica amministrazione, fare affari e muovere capitali. È quanto è emerso nel corso delle audizioni che la commissione regionale Antimafia, guidata da Claudio Fava, ha tenuto oggi nei locali della prefettura di Trapani. A essere ascoltati, i rappresentati delle forze dell’ordine, il procuratore Alfredo Morvillo, il sostituto Andrea Tarondo e i commissari del Comune di Castelvetrano. Si tratta della prima uscita ufficiale della commissione che ha scelto proprio Trapani come prima tappa del ciclo di missioni istituzionali previste in diverse prefetture dell’Isola. «Si conferma – ha sottolineato Fava, incontrando i giornalisti al termine delle audizioni – una forte permeabilità della pubblica amministrazione in questa provincia a sollecitazioni, infiltrazioni, contaminazioni. Cosa Nostra – ha proseguito – qui più che altrove ha investito su capitali istituzionali grazie alle relazioni costruite nel tempo con le istituzioni. Una situazione che per troppo tempo è stata sottovalutata». 

Il presidente della commissione si è anche soffermato a lungo sul ruolo svolto dalla massoneria e sui legami con la politica. «La presenza della massoneria in questa provincia – ha rilevato Fava – continua ad avere come ha avuto in passato, dalla loggia Iside 2 in poi, una funzione di raccordo forte, una sorta di camera di compensazione all’interno della quale continuano a incontrarsi, sovrapporsi, darsi man forte interessi legali e illegali che arrivano da diversi enti. Emblematico – ha proseguito il deputato regionale – il fatto che quasi tutti gli indagati per reati contro la pubblica amministrazione aderiscano alla massoneria. Un dato che deve far riflettere». Nel mirino di uomini vicini ad ambienti massonici e non solo, anche la capacità di infiltrazione nell’amministrazione giudiziaria di beni confiscati alle mafie. «Non si tratta – ha sottolineato Fava – necessariamente di una collusione visibile ma c’è un ruolo, una funzione attiva che le logge massoniche in questa provincia hanno avuto e hanno nel rappresentare uno snodo tra interessi di vario tipo». 

Una mafia affaristica. È questo il ritratto emerso nel corso dei colloqui. Mafia che investe soprattutto nel campo delle energie rinnovabili, ovvero l’eolico e il fotovoltaico ,ma non solo. Nel giro di affari di Cosa Nostra anche le aste giudiziarie e la sale da gioco che diventano luoghi di riciclaggio di denaro. Riflettori puntati sul Comune di Castelvetrano da oltre un anno commissariato dopo lo scioglimento per infiltrazioni mafiose. «La sensazione che abbiamo avuto – è andato avanti Fava – è che questa amministrazione abbia rappresentato una forte inversione di tendenza rispetto alle gestioni passate che avevano da una parte tutelato interessi privatistici come licenze e concessioni e dall’altra avevano portato un progressivo aumento del debito valutato dalla corte dei conti attorno ai 25 milioni e mezzo di euro, con il rischio concreto di un dissesto. Avere ricostruito un sistema di minima legalità – ha proseguito il presidente della commissione – nella gestione del territorio e il recupero di crediti che il Comune vantava ha creato una situazione non facile rispetto a una comunità che sente che un comune con un forte disagio economico e finanziario è anche un comune in grado di spendere meno e quindi garantire meno. In tutto ciò – ha sottolineato ancora – sarebbe utile una collaborazione tra commissari e cittadini». 

Tra gli argomento toccati nel corso della missione della commissione la necessità di intervenire sulle norme che regolamentano gli enti locali. «Non sempre – ha spiegato Fava – lo scioglimento per mafia è uno strumento risolutivo. Occorrono altri strumenti». Al termine dell’intervento, il deputato ha lanciato un allarme: «Desta preoccupazione l’imminente scarcerazione di 59 detenuti. Tutti personaggi legati a Cosa nostra trapanese. Tra di loro, anche il fratello del boss latitante Matteo Messina Denaro, Salvatore e un suo cognato. Anche in questo caso – ha concluso Fava – dovrebbe intervenire il legislatore. Bisogna rivedere queste norme che regolamentano i permessi premio e gli sconti di pena».


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