Tragedia di Gela, le bambine uccise di prima mattina Madre temeva di perderle a causa della separazione

C’è la straziante confessione, c’è un possibile movente, rimangono i dubbi sulle modalità del duplice infanticidio. Che nei dettagli rimane comunque terribile. A Gela G.S., la donna che ha ucciso le proprie figlie lo scorso 27 dicembre e ha poi tentato il suicidio, rimane in ospedale dove domani il giudice di indagini preliminare Lirio Conti la interrogherà in attesa della convalida dell’arresto. 

La 41enne gelese è stata già ascoltata ieri pomeriggio, all’interno di una stanza del reparto di chirurgia dell’ospedale Vittorio Emanuele, dove oltre ai medici viene tenuta sotto controllo dai militari dell’Arma. Davanti a lei, il procuratore capo Fernando Asaro e la sostituta Monia Di Marco hanno cercato di acquisire elementi utili alle indagini. La donna è difesa dall’avvocato Pietro Pistone. 

Nel racconto della donna, a tratti confuso e contraddittorio, è emersa la ferrea volontà di farla finita anche con la propria vita. Ai pm G.S., insegnante di sostegno, ha ribadito che l’omicidio delle figlie di 7 e 9 anni è stato dettato dal timore che il marito, 48 anni e docente pure lui, le portasse via le bambine dopo la separazione, paventata più volte negli ultimi tempi. La donna avrebbe ammazzato le due bimbe poco dopo le 8.30 del mattino, ecco perché i cadaveri sono stati trovati ancora in pigiama. 

Se nella versione della donna la morte è scaturita esclusivamente dal soffocamento, la visita di ieri del medico legale – le coi conclusioni verranno rese note all’incirca tra 60 giorni – avrebbe individuato tracce di candeggina nello stomaco delle due bambine. In ogni caso sarebbe stata la stessa donna a chiamare il marito, che è arrivato in casa intorno alle 12.30 scoprendo l’orrenda scena e dando l’allarme. 

Intanto oggi il Comune di Gela ha proclamato il lutto cittadino in occasione dei funerali delle due sorelline, che si svolgeranno alle 15.30 alla chiesa Madre e saranno officiati dal vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana. 


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